Da otto anni Massimo Di Fazio non percepisce la propria indennità lasciando nelle casse del piccolo Comune dell’Alta Valle Argentina circa 160mila euro. La cifra prevista ammonta a 1.659 euro lordi al mese e, moltiplicata per otto anni, supera i 159mila euro. Considerando l’intero periodo amministrativo e le annualitࣣ successive, il valore complessivo della rinuncia arriva a circa 160mila euro. “Lo faccio per amore”, ha spiegato Di Fazio a La Stampa, riassumendo in poche parole una scelta che, nel panorama della politica locale, appare decisamente controcorrente.
La storia personale e il legame con la montagna
Dietro quella decisione, però, non c’è soltanto una questione economica. C’è una storia personale che il sindaco considera fondamentale per comprendere il suo rapporto con Triora e con la comunità che amministra. “La mia vita è stata segnata dalla morte di papà, quando avevo appena nove anni”, ha raccontato. Un dolore precoce che, secondo Di Fazio, lo avrebbe costretto a sviluppare “un profondo senso di responsabilità, uno spirito di sacrificio e una spiccata attenzione verso il prossimo”. La montagna ha poi completato quel legame. “Fin da ragazzo la montagna mi ha stregato, per questo mi sono innamorato di Triora”, ha detto il primo cittadino. Una passione diventata una scelta concreta quando ha deciso di trasferirvi la propria famiglia. “Ho deciso di crescere qui i miei due figli, in un contesto autentico, fondato sui valori storici della comunità montana, del mutuo soccorso e dell’unione”, ha spiegato.
Di Fazio è anche un imprenditore. A vent’anni ha aperto la partita Iva e ancora oggi continua a lavorare nel settore privato. È proprio questa autonomia professionale, racconta, ad avergli consentito di rinunciare all’indennità amministrativa. “Amministrare è un atto di puro servizio e amore verso la propria terra”, ha dichiarato. E aggiunge un principio molto concreto: quei soldi possono essere più utili al Comune che al sindaco. Il ragionamento riguarda soprattutto la manutenzione ordinaria, spesso meno spettacolare delle grandi opere ma decisiva nei piccoli centri montani. Strade, acquedotti, impianti e infrastrutture richiedono infatti risorse continue.
Un territorio vasto con risorse limitate
Il problema diventa ancora più evidente osservando i numeri di Triora. Il Comune conta appena 390 residenti, ma dispone di un territorio enorme e particolarmente complesso da amministrare. “Triora ha il territorio comunale più vasto dell’intera provincia di Imperia, il settimo in tutta la Liguria”, ha spiegato Di Fazio. Un’estensione suddivisa in 11 frazioni, ognuna con esigenze e infrastrutture da seguire. Il Comune deve gestire 11 acquedotti autonomi, altrettanti impianti di depurazione e chilometri di infrastrutture immerse in un territorio montano difficile da raggiungere e mantenere. A rendere la situazione ancora più delicata è la dimensione della macchina amministrativa. Negli uffici comunali lavorano soltanto tre dipendenti, rispettivamente allo sportello, all’anagrafe e nell’area finanziaria. A questi si aggiungono una segreteria a scavalco e un ufficio tecnico operativo soltanto 12 ore alla settimana. Numeri che raccontano meglio di qualsiasi dichiarazione quanto sia impegnativo amministrare un territorio così vasto con risorse umane ridotte. “Non esistendo un operaio comunale tocca a noi amministratori occuparci delle piccole manutenzioni”, ha raccontato il sindaco. Lo stesso Di Fazio, in diverse occasioni, si è trovato direttamente impegnato in riparazioni e interventi pratici.
È una fotografia lontana dall’immagine tradizionale della politica fatta di scrivanie, cerimonie e inaugurazioni. A Triora, almeno secondo il racconto del sindaco, amministrare significa anche sporcarsi le mani. “È questo lo spirito del paese, tutti si aiutano”, ha sintetizzato Di Fazio. Il bilancio degli otto anni di amministrazione, secondo il sindaco, presenta anche un altro dato significativo. Triora sarebbe riuscita ad attrarre quasi 20 milioni di euro di finanziamenti destinati a opere pubbliche, sicurezza del territorio e rilancio del borgo. Tra le sfide più importanti figura Monesi, località sciistica appartenente al territorio comunale e da tempo al centro di progetti di recupero e valorizzazione. L’obiettivo guarda anche a un turismo diverso, legato al biking e alla fruizione della montagna durante tutto l’anno.
Di Fazio è oggi al secondo mandato consecutivo. “Il nostro unico obiettivo è ed è sempre stato far rimanere ogni singola risorsa a beneficio diretto della comunità di Triora”, ha concluso Di Fazio. E così, nella Liguria proverbialmente accusata di contare ogni centesimo, un sindaco ha scelto di non contare i propri. Perché, almeno a Triora, il vero patrimonio da difendere non sembra essere quello che finisce nelle tasche di chi amministra, ma quello che resta nelle casse di chi vive sul territorio.
A cura della redazione
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