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Social media: il pericolo che sta distruggendo la tua mente

Esploriamo il delicato rapporto tra salute mentale e social attraverso l'analisi dello psicologo Charlie Fantechi, scoprendo metodi innovativi per proteggere i minori e recuperare la concentrazione perduta

Da Davide Cannata
dr. fantechi

Dall’Australia alla Francia, passando per Portogallo, Spagna, Germania e Regno Unito, diversi governi stanno valutando l’introduzione di norme più rigide riguardanti l’accesso dei minori alle piattaforme digitali. Questa tendenza nasce dalla necessità di contrastare i pericoli legati a un uso precoce e prolungato dei social network, che influisce negativamente sulla salute mentale di bambini e adolescenti. Gli specialisti segnalano un incremento di ansia, depressione e dipendenze comportamentali, oltre a una netta flessione della capacità di concentrazione. A complicare il quadro intervengono i chatbot dotati di intelligenza artificiale, spesso percepiti come interlocutori emotivi, e la forza degli algoritmi nel condizionare i comportamenti e la percezione di sé.

Le battaglie legali contro Meta e il sovraccarico cognitivo

Negli Stati Uniti la questione ha raggiunto i tribunali, coinvolgendo direttamente Meta in diversi procedimenti giudiziari. Nel New Mexico, le accuse rivolte a Facebook e Instagram riguardano la mancata protezione dei minori da contenuti espliciti e predatori sessuali, mentre in California l’attenzione è rivolta ai meccanismi che inducono dipendenza. Queste cause potrebbero ridefinire le responsabilità globali delle grandi piattaforme digitali. Sul fronte scientifico, l’allerta riguarda l’impatto della pioggia incessante di stimoli digitali sulla mente umana. Il nostro sistema nervoso non è progettato per gestire una quantità così elevata di input, spiega il dr. Charlie Fantechi, psicologo clinico e psicoterapeuta esperto in ipnosi. Secondo lo specialista, il passaggio rapido tra i contenuti consuma le risorse attentive e favorisce una modalità mentale frammentata.

L’ipnosi clinica e i consigli del dr. Charlie Fantechi

In questo scenario, l’ipnosi clinica viene studiata come risorsa per recuperare la concentrazione e diminuire il sovraccarico cognitivo. L’ipnosi non implica controllo della mente, ma un processo di focalizzazione e rilassamento guidato, chiarisce il dr. Charlie Fantechi, aggiungendo che tale pratica aiuta a silenziare il rumore mentale. Per la gestione quotidiana dello smartphone, lo psicologo suggerisce tre strategie: disconnessione programmata, ritagliando ogni giorno un breve periodo senza dispositivi digitali per favorire il recupero delle risorse attentive; esercizi di focalizzazione guidata, come tecniche di respirazione e visualizzazione per rallentare il flusso cognitivo; e gesti di consapevolezza, per interrompere l’uso automatico del dispositivo con pause di respirazione. Recuperare la concentrazione non è un lusso, ma una forma di tutela della salute mentale, conclude il dr. Charlie Fantechi.

A cura della redazione

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