Home MondoCos’è l’Italian Sounding e perché danneggia l’Italia

Cos’è l’Italian Sounding e perché danneggia l’Italia

Dagli Stati Uniti arriva l'allarme per un business ingannevole che danneggia l'economia e confonde i consumatori globali nei supermercati

Da Davide Cannata
ph web parmesan

Il fenomeno dell’Italian Sounding rappresenta una delle problematiche economiche più rilevanti per il comparto agroalimentare italiano. Si tratta di una strategia commerciale basata sull’impiego di nomi, immagini, colori e riferimenti geografici che richiamano l’Italia in modo fuorviante, pur trattandosi di prodotti realizzati completamente all’estero. L’obiettivo è sfruttare la forte reputazione del Made in Italy per conquistare i consumatori stranieri. Secondo le stime più aggiornate di Ismea, il valore globale di questo mercato parallelo supera i 90 miliardi di euro. Questo sistema si fonda su un inganno visivo e fonetico che induce all’acquisto prodotti percepiti come autentici, pur non essendolo. Dal punto di vista legale, la Guardia di Finanza chiarisce che l’Italian Sounding non coincide perfettamente con la contraffazione, poiché non viola direttamente marchi registrati o denominazioni protette dall’Unione Europea.

Il peso degli Stati Uniti e le perdite per l’Italia

I produttori stranieri sfruttano una zona grigia normativa utilizzando richiami all’italianità senza incorrere in sanzioni immediate, aumentando così i propri margini di profitto. Questa pratica genera confusione nei mercati internazionali e sottrae importanti quote di mercato alle imprese italiane. Una parte significativa di questo business si sviluppa negli Stati Uniti, dove il valore della produzione di imitazioni raggiunge circa 40 miliardi di euro l’anno. Nei supermercati americani è diffusa la presenza di prodotti come Parmesan o San Daniele Ham. La Coldiretti, durante il Summer Fancy Food di New York, ha evidenziato perdite economiche rilevanti per l’Italia. A queste si aggiunge un danno interno di circa 2 miliardi di euro, legato ai meccanismi dei codici doganali e al principio dell’ultima trasformazione, che consente a materie prime estere di ottenere legalmente l’etichetta italiana. Questo sistema comporta non solo conseguenze economiche, ma anche criticità in ambito sanitario.

Produzione globale e imitazioni diffuse

I dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti mostrano la portata industriale del fenomeno nel settore lattiero-caseario. Gli stabilimenti situati in Wisconsin, California e New York producono circa il 90 per cento dei formaggi di ispirazione italiana negli Stati Uniti. La produzione include 222 milioni di chili di Parmesan e 170 milioni di chili di Provolone, oltre a 23 milioni di chili di Pecorino Romano e quasi 40 milioni di chili di altre varietà. Il dato più significativo riguarda la mozzarella, che supera i 2 miliardi di chili annui. Complessivamente, i formaggi in stile italiano raggiungono i 2,7 miliardi di chili, superando persino prodotti tradizionali americani come il Cheddar. Il fenomeno interessa anche salumi e vini, con imitazioni di Mortadella Bologna e Salame Milano e la diffusione di kit chimici contenenti aromi per replicare vini celebri. Questo contesto evidenzia l’urgenza di accordi internazionali più stringenti per tutelare il valore economico e culturale del Made in Italy autentico.

A cura di Viola Bianchi

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