Home SocialDai grandi vini alla Nutella: cosa c’è dietro i furti del gusto

Dai grandi vini alla Nutella: cosa c’è dietro i furti del gusto

Un viaggio tra i colpi alimentari più clamorosi d'Europa, tra cantine svaligiate, truffe milionarie e la difficile tracciabilità della refurtiva

Da Davide Cannata
ph web antinori

Il saccheggio di trentamila bottiglie di pregiato vino toscano per un valore di cinque milioni di euro ha riportato in primo piano il problema delle incursioni nelle aziende enoalimentari. L’episodio, avvenuto nella sede di Cortona, in provincia di Arezzo, della storica casa Marchesi Antinori e scoperto nei primi giorni di ottobre 2026, rappresenta una delle rapine più ingenti mai registrate in Italia nel settore vitivinicolo. Un commando composto da almeno sette persone ha neutralizzato il sistema di allarme e le telecamere di sorveglianza, impiegando poi i muletti dello stabilimento per caricare due camion. Il carico comprendeva circa 10mila bottiglie di Solaia, affiancate da lotti di Tignanello e Guado al Tasso, tutte appartenenti all’annata 2023 e già pronte per essere spedite sui mercati internazionali. Commentando la vicenda ai microfoni di Sky TG24, l’amministratore delegato Renzo Cotarella ha dichiarato: «Di sicuro un furto di un tale valore non si è mai verificato in Italia». L’impresa ha subito allertato la clientela estera raccomandando massima cautela di fronte a offerte esterne ai canali ufficiali di distribuzione, evidenziando come la vera difficoltà risieda nell’immettere sul mercato beni così facilmente identificabili.

Questo episodio non rappresenta un caso isolato. Poco prima, precisamente il 22 settembre, l’emittente RaiNews aveva riferito del colpo subito dalla cantina Conterno Fantino a Monforte d’Alba, nella zona delle Langhe, dove quattro persone col volto coperto da cappucci si erano introdotte per circa tre ore portando via oltre tremila bottiglie di Barolo delle annate 2021 e 2022. I malviventi avevano utilizzato muletti e mezzi di trasporto della ditta stessa, spingendoli a motore spento fino alla strada provinciale prima di accenderli, per un danno stimato in centinaia di migliaia di euro. Inoltre, a Milano nel mese di giugno 2026, il ristorante L’Affinatore è stato vittima di un furto da circa 280mila euro: in quel contesto due uomini mascherati da edili avevano approfittato del cantiere antistante il locale per trafugare preziose bottiglie di Romanée-Conti, celebre marchio della Borgogna. Un’analoga incursione di risonanza mondiale avvenne nell’ottobre 2021 in Spagna presso il ristorante Atrio di Cáceres, premiato con tre stelle Michelin, dove una coppia riuscì a sottrarre 45 bottiglie per un valore complessivo di circa 1,6 milioni di euro, tra cui una rara bottiglia di Château d’Yquem del 1806. Nel gennaio 2024 il Tribunal Supremo spagnolo ha confermato la condanna a quattro anni e sei mesi per l’uomo e a quattro anni per la donna sulla base di perizie, accertamenti e testimonianze, anche se l’inestimabile patrimonio enologico non è mai stato ritrovato.

Dalle tonnellate di cheddar e Nutella ai furti di Parmigiano Reggiano

Il fenomeno delle sottrazioni alimentari non riguarda esclusivamente le etichette vinicole, ma si estende a merci ad alto valore commerciale come i formaggi di qualità. Nel mese di ottobre 2024 la società di distribuzione britannica Neal’s Yard Dairy è stata vittima di una truffa da oltre 300mila sterline, che ha portato alla perdita di ben 22 tonnellate di cheddar artigianale, pari a circa 950 forme. Un falso cliente, spacciandosi per intermediario di una vasta catena di distribuzione francese, è riuscito a farsi consegnare le partite di Hafod Welsh Organic Cheddar, Westcombe Cheddar e Pitchfork Cheddar realizzate da tre realtà artigianali. Per proteggere i produttori dal tracollo finanziario, Neal’s Yard Dairy ha saldato l’intero importo ai caseifici prima che la Polizia metropolitana di Londra effettuasse un arresto il 30 ottobre 2024, senza tuttavia chiarire dove sia finito il prodotto. Analogamente, in Italia le forme stagionate di Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono continuamente oggetto di incursioni da parte di bande organizzate nelle strutture produttive dell’Emilia-Romagna, attratte dalla facilità di trasporto e conservazione di questi beni.

Accanto ai prodotti caseari di nicchia e ai vini d’alta gamma, anche gli alimenti di largo consumo rappresentano bersagli appetibili quando movimentati in enormi quantità. Un caso emblematico si è verificato nell’aprile 2013 a Bad Hersfeld, in Germania, dove è scomparso un intero rimorchio contenente circa 5,5 tonnellate di Nutella, pari a migliaia di barattoli confezionati dal gruppo italiano Ferrero, per un valore economico complessivo stimato all’epoca in circa 16mila euro. L’episodio ha evidenziato come il mercato nero possa trarre profitto sia da singole bottiglie dal valore unitario stellare, sia dal volume massiccio di beni alimentari di largo consumo rapidamente collocabili sul mercato.

Canali di riciclaggio, difesa digitale e lotta alla contraffazione

La principale complessità per chi compie questi furti non risiede nell’infiltrazione, bensì nella successiva monetizzazione della refurtiva. Nel settore dei vini rari, la presenza di esemplari identificabili insospettisce collezionisti, sommelier e commercianti specializzati, rendendo complessa la collocazione attraverso intermediari, acquirenti privati o canali commerciali non ufficiali. Accanto al furto diretto di prodotti autentici si sviluppa inoltre il fenomeno della contraffazione: nel 2024 un’operazione internazionale condotta con il supporto di Europol ed Eurojust ha smantellato un’organizzazione dedita alla falsificazione di grand cru francesi venduti fino a 15mila euro a bottiglia, dimostrando la redditività dell’abuso di marchi prestigiosi.

Per contrastare tali minacce e proteggere i beni di pregio, le aziende vinicole stanno integrando soluzioni di tracciabilità all’avanguardia quali codici identificativi individuali, sigilli antimanomissione, marcatori RFID e NFC oltre a registri digitali di provenienza. Sebbene l’impiego della tecnologia e della blockchain non impedisca fisicamente l’effrazione né garantisca in automatico la veridicità dei dati inseriti, esso costituisce un valido ausilio se affiancato da rigidi controlli fisici e da un tempestivo scambio di informazioni con le forze dell’ordine. Proprio in relazione al colpo subito, la casa Marchesi Antinori ha sollecitato la propria rete globale a segnalare qualsiasi offerta anomala, poiché sottrarre una grande etichetta richiede soltanto poche ore, ma farne perdere le tracce sul mercato rappresenta un’operazione estremamente complessa.

A cura della redazione

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