Reperire un’assistente familiare in Italia si rivela un percorso sempre più critico per le famiglie nel momento in cui una persona anziana perde la propria autosufficienza, trovandosi ad affrontare una ricerca pressante, costosa e frenata dalla scarsità di profili disponibili. A fotografare questo scenario è il rapporto Family (Net) Work, curato dal Censis e promosso da Assindatcolf: su tutto il territorio si contano appena 8,5 badanti ogni 100 persone con più di 60 anni che vivono sole. L’indagine descrive una situazione complessa, in cui a fronte di una richiesta di supporto in costante crescita corrisponde un progressivo declino degli operatori regolari, rendendo la disponibilità di personale affidabile e qualificato una necessità di difficile realizzazione per migliaia di famiglie.
La contrazione del settore domestico e i dati presentati da Censis e Assindatcolf
La penuria di addetti non investe unicamente l’assistenza agli anziani, ma condiziona l’intero comparto domestico, dove i numeri dell’Inps citati nella ricerca mostrano una flessione ormai strutturale dei contratti legali. Nel corso del 2025 i lavoratori del settore che hanno registrato almeno un contributo versato sono stati complessivamente 804.464, confermando il quarto anno consecutivo di flessione con un calo totale di circa 173mila lavoratori rispetto al 2021. Una riduzione di tale portata acuisce le difficoltà di reclutamento, specie dinanzi a bisogni assistenziali continui che esigono una solida preparazione nella cura degli individui fragili.
Il sorpasso delle assistenti personali sulle colf e i costi per le famiglie
Nel perimetro di questo comparto segnato da forti difficoltà, la tutela della persona assume una centralità crescente: nel 2025 le assistenti familiari hanno rappresentato il 51,3% degli addetti domestici registrati, oltrepassando la percentuale delle colf per il secondo anno consecutivo. Tale riscontro evidenzia un mutamento sostanziale delle priorità tra le mura domestiche, dove il progressivo invecchiamento della popolazione eleva l’esigenza di un aiuto alla persona a scapito delle attività ordinarie di casa. Il problema emerge drammaticamente quando la necessità si manifesta all’improvviso, ad esempio in seguito a una caduta, a una dimissione ospedaliera o a un decadimento del quadro clinico che impone l’ingaggio di un collaboratore referenziato e immediatamente reperibile entro pochi giorni, traducendosi in una vera corsa contro il tempo che l’offerta territoriale non riesce agevolmente a soddisfare.
Alla scarsità di figure si somma poi la rilevanza dell’impatto economico sui bilanci dei nuclei familiari, poiché la regolarizzazione comporta l’onere di corrispondere la retribuzione, i contributi previdenziali, le ferie, la tredicesima e il trattamento di fine rapporto. Quando l’assistito richiede una copertura costante, l’esborso finanziario incide in maniera consistente sulla stabilità patrimoniale, complicata da un costo della vita in ascesa che riduce i margini per sostenere pagamenti prolungati nel tempo.
Il lavoro irregolare, i servizi online di Lebadanti.it e la crisi di tutela in Italia
La diminuzione dei profili regolarmente registrati presso l’Inps non attesta in maniera matematica una contrazione equivalente di chi esercita l’attività, dal momento che una parte degli addetti potrebbe prestare servizio in condizioni di irregolarità sfuggendo ai rilievi statistici. Se nel periodo della pandemia le misure eccezionali di emersione avevano stimolato un incremento delle denunce, una volta chiusa quella parentesi il bacino della manodopera in regola ha ripreso a decrescere, scavando un divario profondo tra il bisogno concreto delle famiglie e i dati ufficiali che ostacola una pianificazione adeguata degli interventi.
Allo scopo di velocizzare la selezione delle lavoratrici, molti nuclei si rivolgono alle piattaforme sul web dedicate al matching tra domanda e offerta, tra cui portali come Lebadanti.it, che permettono di condividere le proprie esigenze e consultare i profili disponibili allargando il raggio oltre la dimensione locale, pur senza sanare i nodi delle spese complessive, della verifica delle reali competenze e della carenza di operatori specializzati.
Il legame tra invecchiamento demografico, riduzione dei lavoratori registrati e aggravio delle spese sta trasformando il panorama dell’accudimento domiciliare in Italia, dove per molti anziani soli la presenza di una badante rappresenta la sola condizione per restare nella propria abitazione tutelando abitudini, relazioni e un livello dignitoso di autonomia. Nel momento in cui questa opportunità svanisce, i nuclei sono costretti a ricorrere all’aiuto dei parenti o al ricovero in strutture residenziali con esborsi aggiuntivi, a fronte di uno stato che non riesce ad assicurare un’assistenza degna a una popolazione sempre più longeva senza riversare l’intero carico organizzativo ed economico sulle spalle delle famiglie.
A cura della redazione
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