Dopo ventotto anni di cammino ininterrotto, circa cinquantamila chilometri percorsi e ventinove Paesi attraversati, l’esploratore britannico Karl Bushby ha nuovamente toccato la terraferma del Regno Unito. L’ex paracadutista dell’esercito britannico ha segnato l’avvio della fase conclusiva di una delle imprese umane più estreme e ambiziose della storia moderna giungendo sulla spiaggia di Shakespeare Beach, nei pressi di Dover, dopo aver attraversato la Manica a nuoto. L’arrivo sulle coste inglesi riallaccia il filo di un viaggio cominciato nel lontano 1998 nella Patagonia cilena.
La grandiosa avventura, nota ufficialmente come Goliath Expedition, ha terminato le proprie tratte transoceaniche nell’ottobre del 2026. Avendo ricevuto il diniego delle autorità britanniche alla richiesta di percorrere a piedi il Tunnel della Manica per ragioni di sicurezza e manutenzione, Karl Bushby ha scelto l’unica opzione coerente con la propria condotta: varcare il braccio di mare a nuoto. La traversata, durata all’incirca venti ore di nuoto ripartite nell’arco di tre giorni di navigazione e supporto, è giunta a compimento sotto le scogliere di Dover con il costante monitoraggio della guardia costiera britannica e francese.
Sulla battigia ad attendere l’esploratore cinquantasettenne vi erano i media internazionali e il noto regista tedesco Werner Herzog, presente sul posto insieme alla sua troupe per registrare con le telecamere le fasi salienti di questa eccezionale vicenda umana. Il percorso non può dirsi tuttavia del tutto concluso. Per chiudere definitivamente il cerchio, Karl Bushby deve percorrere a piedi gli ultimi quattrocento chilometri che lo separano da Hull, la sua città d’origine nel nord dell’Inghilterra, dove lo aspetta la madre nella stessa casa da cui si era mosso ventotto anni prima.
Le origini della Goliath Expedition e le grandi sfide di Karl Bushby
L’intero cammino ha avuto inizio il 1 novembre 1998 a Punta Arenas, all’estremità meridionale del Cile. All’epoca ventinovenne, l’ex paracadutista prese la decisione di intraprendere un viaggio nato da una scommessa e dall’intento di realizzare un’impresa mai tentata prima: fare il giro del pianeta via terra e via mare senza mai ricorrere ad alcun mezzo di trasporto a motore per procedere lungo il percorso. Avendo con sé soltanto poche centinaia di dollari in tasca e un carretto per trasportare l’attrezzatura di sopravvivenza, la spedizione era stata inizialmente stimata in circa dodici anni, ma le difficoltà geografiche e le dinamiche geopolitiche mondiali hanno finito per raddoppiarne abbondantemente i tempi previsti.
Sin dal principio, Karl Bushby ha fissato due regole ferree mai violate in quasi tre decenni di cammino. La prima norma stabiliva che ogni singolo metro di avanzamento venisse compiuto esclusivamente mediante la propria forza fisica, ossia camminando o nuotando. La seconda norma imponeva l’impossibilità di fare ritorno a casa per qualsiasi motivo prima di esservi arrivato con le proprie gambe. Laddove problematiche burocratiche o espulsioni temporanee lo obbligavano ad allontanarsi da una nazione, l’esploratore ritornava sempre nell’esatto punto geografico in cui la marcia si era interrotta prima di riprenderne il corso.
La rotta tracciata da Karl Bushby compone una straordinaria mappa di sfide estreme. Risalendo verso nord il continente americano, l’esploratore ha dovuto affrontare l’insidiosa giungla del Darién Gap, un’area priva di strade posta tra Colombia e Panama caratterizzata da terreni impervi e dalla presenza di forze paramilitari. Oltrepassate l’America Centrale e gli Stati Uniti, nel marzo del 2006 ha portato a termine un’altra memorabile impresa: l’attraversamento a piedi dello stretto di Bering congelato assieme al compagno di spedizione Dimitri Kieffer, muovendosi tra lastre di ghiaccio galleggianti ed esposto a temperature artiche fino al raggiungimento della Siberia.
L’ingresso in Russia ha segnato l’inizio di una lunga odissea burocratica caratterizzata da blocchi dei visti e fermi amministrativi che ne hanno rallentato il cammino per anni, costringendo Karl Bushby persino a camminare per oltre quattromila chilometri negli Stati Uniti fino all’ambasciata russa di Washington per perorare la propria causa. Più di recente, nel 2024, di fronte alla chiusura delle frontiere terrestri tra Russia e Iran determinata dalle tensioni geopolitiche, l’esploratore si è reinventato nuotatore pur non essendo un professionista per non spezzare la continuità del suo tracciato, attraversando a nuoto il Mar Caspio per circa duecentonovanta chilometri nell’arco di trentuno giorni.
Nel maggio del 2025, attraversando il Ponte del Bosforo a Istanbul, Karl Bushby fa infine ritorno in Europa, proseguendo la sua marcia attraverso Turchia, Georgia, Ungheria, Belgio e Francia prima di approdare sulla sponda francese della Manica.
Un bilancio lungo ventotto anni tra le trasformazioni del mondo e la rotta verso Hull
Nel corso di ventotto anni, il mondo circostante si è profondamente trasformato. La spedizione ha attraversato eventi cruciali come la crisi finanziaria globale del 2008, la pandemia di Covid-19 e molteplici conflitti internazionali che hanno causato prolungate interruzioni forzate. Ciò che era nato prima della diffusione dei social media si è mutato nel tempo in un fenomeno seguito da migliaia di appassionati in tutto il pianeta.
Riflettendo sul valore profondo della sua impresa, l’esploratore ha rimarcato come questo viaggio gli abbia donato una prospettiva straordinariamente fiduciosa nei confronti del genere umano, poiché la quasi totalità degli individui incontrati in ogni angolo della Terra gli ha offerto aiuto, accoglienza e solidarietà, a testimonianza del fatto che il mondo è un luogo molto più gentile di quanto spesso appaia.
Una volta giunto a Hull, Karl Bushby conta di ultimare il montaggio del documentario dedicato alla sua vita itinerante e di dedicarsi a un ciclo di conferenze internazionali per raccontare la camminata più lunga della storia moderna.
A cura della redazione
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