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Pavia, Turandot al Fraschini: in scena il finale incompiuto

A un secolo dal debutto scaligero, il teatro pavese sceglie di non completare la partitura, lasciando aperta la ferita del finale

Da Davide Cannata
Teatro Fraschini ph website

Per inaugurare la propria stagione lirica 2026/2027, il Teatro Fraschini di Pavia compie una scelta drammaturgica netta: ripartire dal punto esatto in cui la scrittura di Giacomo Puccini si arrestò per sempre, prima del ricovero a Bruxelles. A distanza di un secolo esatto dal 25 aprile 1926, data in cui alla Scala il maestro Arturo Toscanini depose la bacchetta pronunciando le parole «Qui finisce l’opera, perché a questo punto il Maestro è morto», l’istituzione pavese apre il cartellone con Turandot interrompendo l’esecuzione subito dopo il trapasso di Liù e rinunciando a ogni completamento postumo. Nelle due recite di venerdì 9 e domenica 11 ottobre 2026, l’opera in tre atti e cinque quadri (su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, tratta dalla fiaba teatrale di Carlo Gozzi) si presenta senza facili conciliazioni, elevando l’incompiutezza a rigorosa prospettiva teatrale ed etica.

Il significato profondo dell’operazione è spiegato da Francesco Nardelli, direttore generale della Fondazione Teatro Fraschini: «Aprire la stagione d’opera con Turandot nel centenario della sua prima rappresentazione significa tornare a un capolavoro che conserva domande ancora vive. Questo allestimento ci invita ad ascoltare la fragilità dei personaggi dentro la grandezza della partitura e a guardare ciò che accade quando una comunità si lascia governare dalla paura. La scelta di fermarsi alla morte di Liù, ovvero al termine della musica creata da Puccini, affida al pubblico una responsabilità: restare davanti a quelle domande, senza una risposta che le ricomponga. È anche questo il valore del teatro, un luogo in cui la bellezza ci avvicina a ciò che è più difficile comprendere».

Alla guida dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, il maestro Alessandro D’Agostini imposta una lettura analitica che rifugge ogni retorica monumentale per privilegiare una trasparenza cameristica e le inquietudini timbriche tipiche del Novecento pucciniano. Dalle dissonanze metalliche dell’attacco fino alle atmosfere più rarefatte, la concertazione si sviluppa come un’indagine psicologica sull’identità. Il fulcro concettuale ruota attorno al tema del nome: quello dell’ava che definisce Turandot e quello ignoto di Calaf, pegno di vita o di morte. Nel tessuto musicale, Alessandro D’Agostini rintraccia nei tre si bemolle ribattuti all’inizio dell’ultima aria di Liù il richiamo sillabato e gelido di «Tu-ran-dot», al quale fa specchio, nel compianto funebre per la serva fedele, la discesa di due note acute dell’ottavino a evocare le sillabe di «Li-ù». In quel passaggio, un lungo mi bemolle pianissimo dell’ottavino risuona a tre ottave dagli archi, lasciando disperdere il vuoto interiore prima del buio in sala. Questa complessità investe anche i tre dignitari Ping, Pang e Pong, sottratti alla consueta cornice comica per rivelarsi figure lacerate tra dovere burocratico e struggente nostalgia per la quiete domestica perduta.

La Pechino ancestrale del team Floret Umbra tra buio e speranza

L’impostazione visiva dello spettacolo porta la firma di Nadir Dal Grande (responsabile di regia, scene e costumi), affiancato al disegno luci da Jenny Cappelloni: il binomio costituisce il collettivo Floret Umbra, vincitore del concorso internazionale per creativi under 35 promosso da OperaLombardia tra 49 progetti candidati. La giuria, presieduta da Barbara Minghetti e composta tra gli altri dallo stesso Francesco Nardelli, ha premiato un’idea scenica concentrata su sostenibilità, accessibilità e impatto visivo.

Sulla scena, la Pechino imperiale abbandona ogni tratto oleografico: si mostra piegata dal trauma mai rimarginato dell’ava Lo-u-Ling, trasformatosi in un fanatismo di vendetta che contagia l’intera comunità. Una materia scura, viscosa e densa dilaga su pareti e costumi, marchiando le mani e i volti del popolo alla stregua di un contagio morale. In questo universo pietrificato, l’imperatore Altoum siede immobile sul trono come reliquia di un potere impotente, mentre Turandot appare quale algida incarnazione della Luna: divinità, tiranna e idolo di una folla suggestionata dalla paura.

A spezzare questo meccanismo d’odio sopraggiungono i tre profughi: Timur, Calaf e la devota Liù. Nella concezione registica, il canto «Là sui monti dell’Est» riconduce la giovane a una visione infantile che la guida fino all’estremo sacrificio. Nel momento in cui Liù muore, l’incantesimo si frantuma: dalla materia nerastra germogliano fiori e l’alba esplode in una luce abbacinante, ponendo la domanda insoluta dell’opera: «È davvero possibile sanare ciò che la violenza ha distrutto?».

Coproduzione artistica, interpreti e guida alla biglietteria

L’allestimento riunisce importanti teatri di tradizione: si tratta di una coproduzione tra i Teatri di OperaLombardia, il Teatro del Giglio Giacomo Puccini di Lucca e la Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara, realizzata con Opera Europa e con l’apporto del Ministero della Cultura, di Regione Lombardia e di Fondazione Cariplo.

Sul palcoscenico si alternano due differenti cast: nel ruolo di Turandot cantano Caterina Meldolesi (9 ottobre) e Libby Sokolowski (11 ottobre); nei panni di Calaf figurano Roberto Aronica (9 ottobre) ed Eduardo Niave (11 ottobre). La compagnia di canto comprende inoltre Songha Lee (Liù), Baopeng Wang (Timur), Gerardo Dell’Affetto (Altoum), Paolo Ingrasciotta, Giulio Putrino e Giacomo Leone (rispettivamente Ping, Pang e Pong), Francesco La Gattuta (Un Mandarino), Marco Tomasoni (Il Principe di Persia), oltre a Chiara Ciurlia e Laura Dacomo (prima e seconda ancella). Le formazioni corali vedono protagonisti il Coro OperaLombardia preparato da Riccardo Bianchi e il Coro Voci Bianche del Teatro Sociale di Como diretto da Davide Dell’Oca, con la cura sartoriale affidata all’assistente ai costumi Federica Miani.

La stagione del Teatro Fraschini – istituzione fondata nel 1773 con oltre due secoli e mezzo di storia, guidata dai soci fondatori Comune di Pavia e Fondazione Monte di Lombardia – conferma il supporto di Intesa Sanpaolo come main sponsor nei programmi ESG di valorizzazione culturale, insieme alle collaborazioni territoriali con I Solisti di Pavia, il Conservatorio Franco Vittadini, Ghislieri Musica, l’Università degli Studi di Pavia e Arnaboldi Palace.

DettaglioInformazioni utili
SpettacoloTurandot (Giacomo Puccini) – Edizione incompiuta alla morte di Liù
Date e LuogoVenerdì 9 e domenica 11 ottobre 2026 – Teatro Fraschini, Pavia
Card promozionaleQuattro Cavalieri Card (50 €): riduzione del 25% su tutta la stagione (esclusi musical)
Sportello BiglietteriaLun–Sab 17:00–19:00; Mer e Sab anche 11:00–13:00
Contatti e Online0382/371214 – biglietteria@teatrofraschini.org – teatrofraschini.vivaticket.it

Le prevendite per la lirica sono già aperte; a partire dal 17 ottobre 2026 sarà attiva la vendita per i cartelloni di prosa, danza, operetta, Laltroteatro, Solisti d’Orchestra, Café Concert, La Domenica dei Talenti, POLI-FONIE, Teatro per Famiglie, NextGen Factory e per la formula 4Beginners.

A cura della redazione

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