Il Rendiconto sociale dell’Inps fotografa un’Italia alle prese con tensioni strutturali profonde: da un lato l’accelerazione dell’emigrazione, dall’altro una spesa pensionistica in costante crescita e un sistema di sussidi in netto ridimensionamento.
Italiani in fuga: il 2024 segna un record decennale
Nel corso del 2024, ben 141.056 cittadini italiani hanno scelto di spostare la propria residenza fuori dai confini nazionali, toccando il livello più elevato degli ultimi dieci anni. Un dato che racconta la difficoltà del Paese nel trattenere il proprio capitale umano. Sul versante opposto, l’ingresso di 247.274 nuovi immigrati ha generato un saldo migratorio positivo di 106.218 unità, compensando solo in parte le partenze. Tuttavia, il divario strutturale tra nascite e decessi pesa in modo determinante: il saldo naturale registra un deficit di 283.165 unità, producendo una contrazione complessiva della popolazione italiana di 176.947 individui. Un declino demografico che si ripercuote inevitabilmente sulla tenuta dei conti pubblici nel medio e lungo periodo.
Pensioni: la spesa sale a 325 miliardi, i nuovi trattamenti calano
Sul piano finanziario, le proiezioni dell’istituto indicano che la spesa totale per i trattamenti pensionistici raggiungerà i 325 miliardi di euro nel 2025, segnando una crescita nominale dell’1,4% rispetto ai 320 miliardi del 2024, spinta principalmente dall’adeguamento degli assegni all’inflazione. Il Civ dell’Inps stima una platea complessiva di 15.435.694 pensionati, mentre le nuove prestazioni liquidate scendono a 834.658 unità, circa 27.000 in meno rispetto all’anno precedente. Le misure di pensionamento anticipato mostrano un utilizzo marginale: Quota 103, con il ricalcolo interamente contributivo, ha raccolto appena 4.868 domande, cifra lontanissima dalle 112.982 adesioni di Quota 100 nel 2021. Analoga la traiettoria di Opzione donna, i cui beneficiari sono crollati da 26.427 nel 2022 a sole 3.860 prestazioni nel 2025. Le riforme hanno inoltre innalzato l’età media al pensionamento, ora fissata a 65,4 anni per le donne e 64,1 anni per gli uomini, con un persistente divario di genere negli importi: le lavoratrici percepiscono in media il 45% in meno rispetto ai colleghi maschi nelle pensioni di vecchiaia.
Sussidi in calo, ma il recupero crediti porta 9 miliardi nelle casse Inps
Sul fronte dell’assistenza sociale, lo Stato ha accolto 723.778 domande per l’Assegno di inclusione e 119.476 richieste per il Supporto formazione lavoro, numeri complessivamente inferiori al milione di sussidi erogati nel 2022. A bilanciare parzialmente il quadro arrivano i segnali positivi sul versante delle entrate: le riscossioni da recupero crediti in fase amministrativa presso le aziende con dipendenti sono salite da 7 miliardi nel 2024 a 9 miliardi nel 2025, grazie a un’intensificazione delle attività di contrasto all’evasione contributiva. L’attività di riscossione coattiva tramite l’Agenzia delle Entrate si mantiene invece stabile, attestandosi su un valore di circa 3,6 milioni di euro.
A cura di Viola Bianchi
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