Francesca Pascale, vicepresidente di Diritti e Libertà, associazione ispirata ai valori di Silvio Berlusconi, nonché presidente onoraria di GayLib e dei Gay Conservatori Liberali, è intervenuta dopo le parole di Mario Colamarino, direttore artistico della Pride Croisette organizzata dal Circolo Mario Mieli insieme a Muccassina. Pascale ha criticato duramente l’esclusione sua e di esponenti del centrodestra, motivata da ragioni politiche e ideologiche, sottolineando come nelle ultime ore il clima sia ulteriormente degenerato.
“Dopo le dichiarazioni rilasciate ieri da Mario Colamarino […] si continua ad alimentare una narrazione secondo cui non sarebbero gradite persone considerate ‘anti-Pal’, contribuendo così a trasformare una manifestazione nata per l’inclusione e la difesa dei diritti in uno spazio sempre più orientato all’esclusione politica e culturale”, ha dichiarato. Pascale ha inoltre evidenziato come questo tipo di atteggiamento richiami una stagione storica dolorosa, ancora viva nella memoria collettiva e che non dovrebbe ripetersi.
Il significato del pride e il rischio di esclusione
Pascale ha poi sollevato una riflessione più ampia sul significato stesso del Pride, chiedendosi se in altri Paesi democratici sia possibile stabilire chi possa partecipare e chi no. “Mi domando se esista un altro Paese democratico al mondo in cui, durante un Pride, qualcuno possa arrogarsi il diritto di stabilire chi sia degno di partecipare e chi no”, ha affermato, ribadendo che questa rappresenta una forma di discriminazione.
Secondo Pascale, il Pride dovrebbe rappresentare libertà, rispetto e dignità, non diventare uno strumento per escludere persone sulla base delle loro idee politiche o posizioni su temi internazionali. Pur riconoscendo la necessità di respingere odio ed estremismi, ha sottolineato la differenza tra questo e la creazione di categorie di individui considerati non graditi. Ha inoltre messo in guardia dal rischio che tale clima possa colpire anche persone della comunità ebraica o chi non condivide determinate posizioni sul conflitto mediorientale.

Francesca Pascale ph Press
L’appello alla comunità lgbtq+
Nel suo intervento, Pascale ha ricordato l’esperienza del 2013 insieme a Vladimir Luxuria, Alessandro Cecchi Paone e Imma Battaglia, quando il dialogo tra GayLib e Arcigay rappresentava un esempio di collaborazione e apertura. In quel contesto, ha spiegato, prevaleva la volontà di costruire ponti e non muri, con la consapevolezza che i diritti civili debbano essere bipartisan e trasversali.
Infine, Pascale ha auspicato una riflessione approfondita da parte di politica, istituzioni e associazioni, ribadendo che il Pride deve restare uno spazio aperto, inclusivo e pluralista, capace di unire e non dividere. “I diritti civili appartengono a tutti e non possono diventare patrimonio esclusivo di una parte politica”, ha concluso.
A cura della redazione
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