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Vivibilità climatica in Italia: quali sono le città sul podio

Esperti e scienziati tracciano il bilancio termico della penisola, evidenziando una clamorosa inversione di tendenza che premia le località balneari a scapito delle aree interne

Da Davide Cannata
ghiacciai in agonia mattia gussoni

Ancona si conferma la città italiana con le condizioni meteorologiche più favorevoli secondo l’edizione 2026 dell’Indice di Vivibilità Climatica, realizzato da iLMeteo.it in collaborazione con il Corriere della Sera. L’analisi prende in esame il benessere climatico attraverso 17 parametri, considerando elementi come eventi estremi, giornate di gelo, raffiche di vento e ondate di calore, su un totale di oltre 400 milioni di dati raccolti in 108 città capoluogo. A favorire il primato del capoluogo marchigiano sono il buon livello di soleggiamento, la presenza costante delle brezze marine e l’assenza di caldo africano.

Alle spalle di Ancona emergono soprattutto città del Sud: Bari, Vibo Valentia, Brindisi (ancora quarta come l’anno precedente) e Trapani. Più in difficoltà il Nord, in particolare la Pianura Padana, con Mantova, Cremona, Trento e Sondrio nelle ultime posizioni. Roma e Firenze si collocano rispettivamente al 91° e 92° posto, penalizzate dal caldo e dalle notti tropicali, mentre Milano è 74ª. Tra le città settentrionali spicca Trieste, che raggiunge il 13° posto.

“La classifica generale del 2025 rispecchia un andamento registrato, ormai sempre più spesso, dal 2000 ad oggi: il miglior clima italiano si trova nelle città costiere, dalla Liguria a tutto il versante adriatico e alle Isole Maggiori. D’altronde chi può negare il piacere di una bella brezza marina che mitiga il caldo, un maggior soleggiamento e il minor impatto di nebbie o gelate. Con il Riscaldamento Globale gli 8000 km di costa italiana sono un rifugio contro la canicola, anche se le notti estive stanno diventando sempre più afose anche al mare”, spiega Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile dei rapporti con i media de iLMeteo.it.

Caldo record e cambiamento climatico

Il 2025 è stato il quarto anno più caldo in Italia dal 1800, con un incremento medio delle temperature pari a 1,77 °C. In 80 capoluoghi su 108 le temperature diurne non sono mai scese sotto i 3 gradi. Anche Milano, in ambito urbano, non ha registrato valori inferiori a questa soglia, mentre solo in periferia si sono verificate alcune gelate notturne.

Per quanto riguarda i giorni di “caldo africano” (oltre i 34 gradi), Oristano guida la classifica con 45 giornate, seguita da Firenze (42), Roma (39), Bologna (31) e Milano (20). Solo cinque città non hanno registrato caldo estremo: Belluno, L’Aquila, Teramo, Campobasso e Ancona. L’indice di calore, che combina temperatura e umidità, vede ai primi posti città di Sicilia e Sardegna, con Catania la più afosa (103 giorni). Le notti tropicali hanno superato quota 110 a Reggio Calabria, Taranto e Palermo, mentre sono state 96 a Genova, 95 a Napoli e 77 a Milano.

“L’aumento delle temperature del 2025 si inserisce in un quadro molto più ampio e strutturale – il cambiamento climatico di origine antropica (aumento CO2 in atmosfera). Il bacino del Mediterraneo è infatti classificato come un vero e proprio hotspot climatico; questo significa che la nostra regione si sta riscaldando a una velocità superiore di circa il 20% rispetto alla media globale. Questa rapida ‘tropicalizzazione’ trasforma i nostri mari in immensi serbatoi di calore che alterano la circolazione atmosferica: da qui l’aumento anche degli eventi meteo estremi essendoci molta più energia potenziale in gioco. Non solo mare, i ghiacciai delle nostre Alpi sono i testimoni più silenziosi e drammatici di questa febbre planetaria. Essi non stanno semplicemente ‘arretrando’, ma stanno subendo un collasso strutturale, perdendo drasticamente volume e spessore anno dopo anno”, evidenzia Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it.

Eventi estremi, piogge e novità 2026

Il cambiamento climatico incide anche sull’aumento degli eventi estremi (piogge oltre 35 mm e vento superiore ai 15 km/h): nel 2025 la città più colpita è stata Udine con 10 episodi, mentre Milano ne ha registrati 4 e Roma solo 1. Sul fronte dei giorni di pioggia, Milano ha segnato un +30% rispetto alla media con 75 giorni e 1.300 mm di accumulo, mentre Roma si è fermata a 59 giorni con valori inferiori del 15% rispetto alla media. Il record per le precipitazioni più intense spetta a Gorizia. La Sardegna si distingue invece come la regione più ventosa e anche la più siccitosa.

Tra le principali novità dell’edizione 2026 c’è l’integrazione dei dati con modelli di intelligenza artificiale basati su ERA5-Land Copernicus, database sviluppato da ECMWF. Particolare attenzione è stata dedicata al fenomeno dell’isola di calore urbano, che determina temperature più elevate nei centri cittadini rispetto alle aree periferiche.

“In Italia, infatti, l’attenzione verso questo problema sta crescendo rapidamente perché le nostre città stanno diventando delle vere e proprie ‘trappole termiche’ – soprattutto durante l’estate, ma anche nelle altre stagioni, le minime possono essere 6-8°C più calde in centro città rispetto alla immediata campagna adiacente; anche le massime possono raggiungere valori estremi tra le strade cittadine: l’asfalto, il cemento e i materiali edili scuri hanno un’elevata ‘capacità termica’: assorbono enormi quantità di calore solare durante il giorno e lo rilasciano poi molto lentamente. E il problema ‘Isola di calore urbano (Urban Heat Island – UHI)’, con il Riscaldamento Globale, sta assumendo proporzioni sempre più estreme”, sottolinea ancora Tedici.

L’Indice di vivibilità climatica è consultabile sul sito del Corriere.it, con ulteriori approfondimenti disponibili su iLMeteo.it. Gli utenti possono esplorare le classifiche per categoria, analizzare i dati delle singole città e confrontare le performance nel tempo.

A cura della redazione

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