Una straordinaria vicenda di senso civico e burocrazia si è conclusa di recente a Bologna, dove una cospicua somma di denaro è stata recuperata dal marciapiede e infine distribuita tra le parti. La storia si è aperta il primo aprile del 2025, quando due passanti hanno scorto un vecchio arredo abbandonato lungo una strada cittadina, lasciato tra i rifiuti ingombranti oppure in attesa del ritiro. Esaminando il mobile, le due cittadine si sono imbattute in un inaspettato patrimonio: ben 86mila euro in mazzette di banconote contanti, nascoste nelle sue intercapedini. Invece di trattenere la somma, le donne hanno scelto di seguire la via della legalità. Una di loro si è recata presso lo Sportello Oggetti Smarriti del Comune di Bologna per avviare l’iter di consegna. Data la coincidenza con la data del calendario, gli operatori comunali hanno inizialmente accolto la notizia con estrema diffidenza, ritenendo che si trattasse soltanto di un pesce d’aprile.
I rilievi dei Carabinieri e il nodo legale sull’eredità
Ogni perplessità è svanita il 10 aprile 2025, giorno in cui è stata formalizzata una denuncia alla stazione dei Carabinieri di Bologna Mazzini. Le indagini condotte dalle forze dell’ordine hanno confermato l’autenticità dei contanti e l’assenza di collegamenti con attività illecite immediate. Di conseguenza, l’amministrazione comunale ha preso in carico la somma e pubblicato l’avviso di ritrovamento sull’Albo Pretorio, attivando le procedure stabilite dal Codice Civile per i beni smarriti. Secondo la normativa, il Comune di Bologna deve conservare il denaro per un anno intero per consentire all’eventuale proprietario di farsi vivo. In questo arco di tempo è nato un contenzioso formale: da un lato, le ritrovatrici hanno chiesto la tutela dei propri diritti per aver salvato il tesoro da una perdita sicura; dall’altro, si è presentato l’erede del proprietario defunto dell’arredo, affermando che quei soldi erano i risparmi nascosti dal suo dante causa e dovevano rientrare nell’asse ereditario.
L’istruttoria a Palazzo d’Accursio e l’accordo definitivo
Per evitare un lungo scontro giudiziario in tribunale e stabilire a chi spettasse di diritto la cifra, gli uffici di Palazzo d’Accursio hanno avviato una dettagliata istruttoria. Il momento di svolta si è registrato il 30 luglio 2026 grazie a un accordo privato stragiudiziale raggiunto tra le parti e notificato al Comune di Bologna. L’intesa ha sancito la suddivisione del denaro: una quota pari a 33mila euro è stata data a una delle due donne che avevano scoperto l’arredo e avviato le pratiche, a titolo di premio e riconoscimento per l’onestà dimostrata, mentre la parte restante dell’importo è stata riconsegnata all’erede legittimo. Con la pubblicazione dell’atto sull’Albo Pretorio e il versamento dei soldi avvenuto nell’agosto 2026, si è definita una delle vicende di cronaca urbana più singolari degli ultimi tempi.
A cura della redazione
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