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Il rientro al liceo Virgilio dopo il rogo di Crans-Montana

Dopo il dramma di Crans Montana e un lunghissimo percorso, arriva un momento carico di emozione che segna l'inizio di un nuovo capitolo

Da Davide Cannata
crans montana ph ig

La ripresa delle attività didattiche in Lombardia ha coinciso con un momento atteso e ricco di significato per i quattro studenti del liceo Virgilio di Milano, scampati al drammatico rogo di Crans-Montana avvenuto nella notte di Capodanno.

Arrivati insieme ai loro familiari presso la sede di via Pisacane, Leonardo Bove, Francesca Nota, Sofia Donadio e Kean Talingdan hanno varcato un ingresso secondario per evitare quello principale, riprendendo le lezioni dopo il lungo ricovero ospedaliero. I quattro giovani, iscritti alla quarta D dell’indirizzo Scienze umane, hanno potuto riabbracciare i compagni dopo i mesi trascorsi a seguire le lezioni a distanza durante la degenza al Niguarda e successivamente a casa. A esprimere il pensiero dei genitori è stata Loretta Arapi, madre di Leonardo Bove, che ha scelto di non rilasciare dichiarazioni limitandosi a dire: “Preferiamo goderci il momento”.

Le parole di Kean, Leonardo, Francesca e Sofia tra speranza e rabbia

Alla vigilia del rientro, i ragazzi hanno confidato le proprie impressioni alle telecamere del Tg2 e del Tg5. “Mi cambia la giornata, che ormai era casa-ospedale e ospedale-casa. L’obiettivo è essere autonomo al 100%”, ha spiegato Kean Talingdan al Tg2, manifestando la voglia di “uscire con gli amici e divertirmi”. Per Leonardo Bove si tratta di “un altro passo che ci permette di dire che torneremo alla normalità. Voglio tornare a uscire normalmente e a giocare a calcio”. In vista dell’ingresso a scuola, il giovane ha previsto che “sicuramente batterà il cuore fortissimo nel rivedere tutti” e forse “scenderà qualche lacrima”, rivolgendo un pensiero speciale ad Achille Barosi, che non è sopravvissuto a quella notte: “Sono uscito dall’ospedale il giorno del suo compleanno, credo che sia stato lui a farmi uscire”. Quindi un commento rivolto ai coniugi Moretti, titolari del Constellation: “Vedere che hai causato tutto questo dolore a dei ragazzi dovrebbe farti un certo effetto”. Lo stesso Leonardo ha ribadito la propria posizione: “Si sono presi la responsabilità di aprire il locale, devono prendersi anche la responsabilità per quello che è successo”. Pur dichiarandosi felice, ha ricordato la necessità di procedere con prudenza: “Ovviamente rientriamo con un po’ più di calma, perché non possiamo andare dagli 0 a 100. Ma cercheremo di fare il massimo, sia nello studio sia nel resto”.

Anche Francesca Nota ha affidato le sue riflessioni al Tg5, spiegando che sarebbe stata “un’emozione indescrivibile” tornare nell’istituto, pur confessando i suoi timori: “Ho paura di passare per i corridoi, essere guardata e magari non essere capita”. Tuttavia, ha aggiunto la ragazza, “non possiamo fare altro che guardarci allo specchio e accettarci così come siamo”. Non è mancata l’amarezza verso i proprietari del Constellation: “La signora ha preso ed è scappata quando c’erano ragazzi che non ci sono più che stavano lì a prendere la giacca per tutti”. Dal canto suo, Sofia Donadio ha mostrato entusiasmo per il ritorno: “Già il fatto che rientreremo tutti e quattro a scuola sarà molto bello e farà molto ridere, io non vedo l’ora”, rivelando di aver chiesto un favore ai compagni: “Abbiamo detto ai nostri compagni di prenderci i posti tutti vicini”.

L’organizzazione dell’istituto e la memoria delle vittime

La frequenza scolastica dei quattro studenti sarà graduale e regolata in base alle indicazioni dei medici e allo stato di salute. All’esterno dell’edificio, il vicepreside Mario Secone ha chiarito: “Il loro percorso rientra in presenza, loro ci tengono, speriamo che riescano a starci il più tempo possibile”, precisando che il liceo adotterà ogni misura opportuna “in base a quello che ci diranno appunto i medici, ma non posso dire altro”. Lo stesso Secone ha sottolineato la complessità gestionale: “Sfortunatamente non sono gli unici che hanno esigenze in più, ce ne abbiamo anche altri”, evidenziando che la struttura deve garantire il rientro a circa 1.800 studenti affrontando disagi logistici, “compreso una sede semi-inagibile, dato che i lavori non sono ancora completati, compresa una segreteria che non abbiamo”. Il vicepreside ha poi concluso: “Abbiamo altri casi di malattie: a volte va bene, a volte purtroppo non è così semplice per le persone che sono in quella condizione di salute recuperare. Ma quello è il nostro compito”.

Nel panorama scolastico regionale non mancano altri giovani rimasti feriti a Crans, alcuni dei quali erano riusciti a concludere l’anno precedente tra i banchi: tra loro Filippo Leone Grassi, dimesso il 5 febbraio e tornato a fine marzo al liceo giuridico economico dell’Istituto Leopardi, e Giuseppe Giola, il primo a lasciare il Niguarda il 23 gennaio per poi riprendere le lezioni al Gonzaga. Nelle aule lombarde restano però tre banchi vuoti: quello di Chiara Costanzo al liceo Moreschi e quello di Achille Barosi alle Orsoline, entrambi amici di Giuseppe Giola, oltre a quello di Sofia Prosperi alla scuola internazionale di Como, ricordata dal suo migliore amico Lorenzo Riva. Tutti e tre i ragazzi hanno perso la vita a 15 e 16 anni nel tragico incendio del Constellation.

A cura della redazione

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