La prima edizione di Radar Venezia, ideata e curata da Venezia da Vivere come sviluppo dell’esperienza di dodici edizioni della Venice Fashion Week, si è conclusa tracciando nuove prospettive per la crescita culturale e artigianale della città. Durante i sei giorni della manifestazione, svolta dal 19 al 24 ottobre, si sono tenuti circa 70 appuntamenti con oltre 100 protagonisti tra creativi, università, fondazioni, aziende e scuole d’artigianato. L’organizzazione ha già comunicato le date del prossimo appuntamento, previsto da lunedì 25 a sabato 30 ottobre 2027. Tra i temi centrali emersi figurano il valore delle comunità creative come risorsa urbana, l’archivio inteso come memoria viva per la produzione contemporanea, la moda come linguaggio culturale e il rinnovamento

Radar Venezia ph Press
della formazione attraverso la sinergia con artisti e manifatture. Presso Palazzetto Tito, sede della Fondazione Bevilacqua La Masa, gli ideatori Laura Scarpa e Lorenzo Cinotti hanno promosso il primo tavolo Venezia Produce Futuro con l’obiettivo di connettere istituzioni e imprese per attirare e sostenere la nuova classe creativa, immaginando la città come un campus della conoscenza favorito dai brevi spostamenti a piedi. Nel corso del dibattito, stimolato dal quesito “Come far crescere la scena creativa?”, lo stilista Dries Van Noten ha condiviso l’esperienza di Anversa e ha ribadito la necessità di equiparare il valore dell’arte a quello dell’artigianato, principio ispiratore anche della sua Fondazione, garantendo ai creativi la possibilità di vivere del proprio lavoro.
Durante l’incontro, la ditta Orsoni ha svelato La Scola Orsoni, uno spazio multidisciplinare dedicato alla formazione avanzata, a residenze d’artista e masterclass nella sede della fornace a Cannaregio, realizzato con il sostegno di Cartier. Dal confronto con gli attori locali è emersa la sfida di trasformare le risorse presenti in un impatto economico e sociale condiviso, sintesi riassunta da Alberto Bassi, docente dell’Università Iuav Venezia: “Facciamo tanto, ma il percepito è che c’è una forte frammentazione”. Per superare questa frammentazione, i partecipanti hanno proposto la mappatura delle competenze, un archivio delle buone pratiche e l’istituzione di una Accademia di Alto Artigianato guidata dagli stessi artigiani con il supporto di università e istituzioni.
Le testimonianze di Antonio Marras e le collaborazioni tra haute couture, musei e università
Alla Casa di The Human Safety Net, nelle Procuratie di Piazza San Marco, lo stilista Antonio Marras ha dialogato con Angela Vettese e Sara Sozzani Maino. Rievocando l’espressione di un amico poeta, “La voglia di andare restando”, Antonio Marras ha raccontato la scelta di mantenere le radici ad Alghero pur lavorando per Kenzo, trovando sintonia nelle parole di Sara Sozzani Maino: “Essere radicati, non essere limitati”. Lo stilista ha approfondito la ricerca sul mal punto, fatto di cuciture imperfette affidate alle ricamatrici sarde, spiegando che: “Non mi piace la perfezione, mi annoia assolutamente”, per poi lanciare un appello pubblico: “I talenti di Venezia, gli artigiani in genere, dovrebbero godere dell’appoggio incondizionato delle istituzioni”. Le sinergie istituzionali hanno trovato spazio anche alla Fondazione Querini Stampalia con il progetto Quadreria Futura Venezia di Jacopo Ascari, a cura di Susanna Testa, che ha

Radar Venezia ph Press
portato alla creazione di undici libri d’artista dedicati ai mestieri veneziani e al patrimonio archivistico dell’ente. A Domus Orsoni, gli allievi della Designskolen Kolding hanno riletto l’opera seicentesca Hipermestra realizzando abiti e accessori che combinano i tasselli di mosaico Orsoni e le pelli Lineapelle nel progetto (Re)sources / (Hi)story II: Operatic Luxury, guidato da Silvano Arnoldo, Brad Carlton Sisk e Christine Jeanneret, a cui è seguito nella Biblioteca del Colore il talk “Come si alimenta la creatività?” con Fulvia Bacchi, Laura Tonicello, Helle Graabæk, Antonio Marras e Patrizia Marras. Infine, a Palazzo Venart Luxury Hotel è stata allestita la mostra The Very Last Layer / L’ultimo spessore della couturière sudafricana Romi Loch Davis, percorso formativo curato da Lorenzo Cinotti che ha visto gli studenti del corso Set Up Management della ITS Marco Polo Academy guidati dall’architetto Elisa Monaci impegnati nella progettazione dell’allestimento e della performance.
Reti giovanili, sostenibilità e la diffusione degli eventi nel tessuto urbano veneziano
Il valore del lavoro di rete è stato riaffermato dalla Iuav Fashion Community con l’iniziativa Relational Fashion, nata nel percorso magistrale Fashion Ecologies grazie ai contributi dei docenti e ricercatori Alessandra Vaccari, Caterina Pecchioli, Giovanni Dancelli, Annamaria Pieretti e Francesca Caneva. In questo contesto, Valentina Maregotto ha presentato la formula degli swap party per lo scambio gratuito di vestiti, mentre Mariah Majolo ha illustrato il progetto fuxiCO project sulla trasmissione delle tecniche artigianali.
L’attenzione ai processi naturali ha caratterizzato l’intervento a Casa Flora della designer Alessandra Micolucci, cresciuta a fianco di una nonna costumista e laureata all’Università Iuav di Venezia, che ha esposto la collezione Affinità Elettive composta da arazzi e opere tessili realizzate con fibre naturali e tinture vegetali studiate nel proprio ricettario.
Gli aspetti legati alla sostenibilità sono stati approfonditi al JW Marriott Venice Resort & Spa da Marina Spadafora, coordinatrice italiana di Fashion Revolution già protagonista del Fashion Revolution Tour nel 2024, la quale ha presentato il libro Se sembra impossibile, puoi farlo. Una vita nella moda, con una missione speciale edito da Solferino Libri, ripercorrendo le sue collaborazioni con Ferragamo, Prada e Marni.
Presso SPARC – Spazio Arte Contemporanea, l’incontro di CreativeMornings Venice promosso dall’artista Dora Fiammetta Perini e dalla curatrice Francesca Giubilei ha offerto una visita alla mostra TROPPA (curata insieme a Luca Berta), accompagnata dai biscotti alle spezie della chef Anna Bielousova. La rassegna si è arricchita con le visite alla Fondazione Maddalena di Giacomo e alla Fondation Valmont, la sfilata Always in Venice di Alwaysupportalent con Antonio Dei Rossi presso la Scuola Grande San Giovanni Evangelista, la mostra perindossArt alla Berengo Collection, l’evento da Amber Café con i designer Jola Słoma e Mirek Trymbulak in collegamento con la Venice Design Week, e il laboratorio da Lunardelli Venezia con Simone Todeschi per il progetto MEMO Bartools in collaborazione con Venice Cocktail Week.
L’iniziativa ha infine coinvolto il territorio grazie ai tre giorni di Atelier Aperti con trenta artigiani, alle attività serali di Radar Night in nove boutique e alle presentazioni nelle librerie Cluva, Sullaluna (con Elisa Talentino e il volume Magarìe. Di vita, morte e meraviglie) e La Toletta (con Beatrice Mancini e Silvia Rinaldi).
A cura della redazione
Leggi anche: Reddito universale: libertà o smarrimento esistenziale?
Seguici su Facebook e Instagram!

