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Maria Rosaria Boccia sfida Caldoro: «Da Ranucci ci sarò»

L'imprenditrice denuncia di essere stata considerata una presenza inopportuna alla presentazione del libro dell'ex conduttore di Report. E annuncia: «Domenica sarò al Museo Filangieri»

Da Davide Cannata
Maria Rosaria Boccia ph Press

Non si è ancora tenuto l’appuntamento di domenica 15 novembre a Napoli presso il Museo Filangieri, ma la presentazione dell’opera Il ritorno della casta. Assalto alla giustizia firmata da Sigfrido Ranucci è già accompagnata da un’accesa polemica. L’imprenditrice di Pompei Maria Rosaria Boccia ha diffuso una nota in cui attacca l’organizzatrice della manifestazione, Alessandra Caldoro, accusandola di aver ritenuto sgradita la sua partecipazione. La vicenda sarebbe partita da un messaggio informale fatto recapitare tramite una conoscente in comune. «Non un invito a confrontarsi. Non una telefonata diretta. Non una spiegazione», puntualizza l’imprenditrice campana. Successivamente, la stessa Maria Rosaria Boccia avrebbe contattato il giornalista Carlo Tarallo, ribadendo come fu lei stessa a introdurre Sigfrido Ranucci a quest’ultimo, il quale lo avrebbe poi fatto conoscere ad Alessandra Caldoro. Soltanto in un secondo momento si sarebbe svolto il colloquio telefonico diretto tra l’imprenditrice e l’organizzatrice. In tale sede, l’inopportunità della presenza sarebbe stata giustificata con la pendenza di un’azione giudiziaria che coinvolge sia Maria Rosaria Boccia sia Carlo Tarallo.

Le vicende giudiziarie, il principio di innocenza e le divergenze personali

Nel comunicato si fa riferimento all’udienza predibattimentale prevista per il 3 dicembre 2026 dinanzi al Tribunale di Roma relativa alla diffusione di file audio. Maria Rosaria Boccia respinge ogni accusa, fiduciosa di dimostrare la propria estraneità e ricordando anche l’archiviazione che ha riguardato i cronisti di Report per la medesima questione giornalistica, sollevata persino in sede parlamentare. La vicenda viene tenuta distinta dal caso Sangiuliano radicato a Roma. Per l’imprenditrice deve valere sempre la presunzione d’innocenza: «Essere coinvolti in un procedimento giudiziario non significa essere colpevoli, né perdere il diritto di partecipare a un evento pubblico». Da qui la stoccata verso chi promuove un testo sul tema della giustizia: «Possibile che proprio chi organizza la presentazione di un libro dedicato all’assalto alla giustizia non comprenda questa distinzione?» e «Possibile che si voglia celebrare il giornalismo coraggioso sul palco e contemporaneamente applicare criteri di opportunità alla porta d’ingresso?». Lo scontro tocca poi l’ambito familiare. Alessandra Caldoro avrebbe fatto presente il proprio peso familiare in quanto figlia di un politico conoscitore delle dinamiche giudiziarie, ma Maria Rosaria Boccia rivendica con forza la propria autonomia: «Io ho 43 anni e non ho mai avuto bisogno di presentarmi attraverso il cognome di mio padre o di mia madre». Pur dicendosi fiera dei propri genitori, sottolinea: «Io sono semplicemente Maria Rosaria Boccia. Con i miei errori, le mie battaglie, la mia storia e la mia dignità» e «Non ho mai ritenuto che la rispettabilità si ereditasse per discendenza». Ricordando inoltre i passati contrasti politici vissuti dall’organizzatrice e da suo fratello Stefano Caldoro per vicende di esclusione, l’imprenditrice osserva: «Non mi interessa giudicare una donna per la storia del padre o del fratello. Sarebbe esattamente l’errore che contesto a chi vorrebbe giudicare me sulla base di un procedimento ancora da definire». Delusa anche sul piano della solidarietà tra donne, aggiunge: «Da una donna mi sarei aspettata solidarietà, non una porta socchiusa», invocando di non subire una condanna sociale anticipata: «Non chiedo a nessuno di condividere automaticamente la mia ricostruzione. Chiedo soltanto di non trasformare un’accusa in una condanna sociale».

Il legame con Sigfrido Ranucci e la conferma della presenza a Napoli

Il rapporto con l’ex conduttore di Report Sigfrido Ranucci affonda le radici in una profonda vicinanza umana, nata e consolidata nei momenti più complessi degli ultimi due anni. «Sigfrido è mio amico», dichiara l’imprenditrice, ricordando la visita compiuta dal giornalista direttamente a Pompei per offrirle conforto lontano dai riflettori. «È venuto fino a Pompei per manifestarmi personalmente la sua solidarietà» e «Sigfrido non mi ha mai chiesto se fosse opportuno essermi amico». Per Maria Rosaria Boccia l’affetto va oltre il personaggio pubblico: «Per me Sigfrido non è soltanto il giornalista coraggioso che milioni di italiani conoscono. È l’uomo che ha saputo offrirmi ascolto, vicinanza e affetto quando ne avevo più bisogno». Per questa ragione conferma che domenica 15 novembre parteciperà all’evento a Napoli: «Domenica 15 novembre sarò al Museo Filangieri di Napoli». La donna chiarisce di non ambire ai primi banchi: «Non ho bisogno di una poltrona riservata in prima fila. Non perché qualcuno possa decidere di non assegnarmela, ma perché non ho mai misurato il valore delle mie relazioni in base alla distanza dal palcoscenico», ma ammette: «Osserverò, invece, con curiosità chi verrà accolto nei posti d’onore». Ricollegandosi all’opera presentata, la 43enne accusa: «La casta non è soltanto quella che occupa i palazzi del potere. È anche una mentalità» e «Puoi organizzare la presentazione di un libro contro la casta. Ma non puoi pretendere di combattere la casta comportandoti come se fossi tu a stabilire chi ha diritto di entrare». L’intervento si chiude con il messaggio rivolto direttamente all’autore: «Sigfrido mio, domenica sarò lì», rammentando che «Quando una persona ti è stata accanto nei momenti difficili, il minimo che puoi fare è esserci nei suoi momenti belli». E un’ultima battuta verso Alessandra Caldoro: «Puoi decidere dove sistemare le sedie. Non puoi decidere dove devono stare i sentimenti, la dignità e la lealtà delle persone». Al momento le affermazioni restano basate sulla versione fornita da Maria Rosaria Boccia, in attesa di un eventuale riscontro ufficiale da parte dell’organizzatrice o della conferma definitiva dell’evento da parte della struttura.

A cura della redazione

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