Con “Impronte” su Rai Radio 1, Claudia Conte esplora il rapporto tra persone e animali. Il suo romanzo “Dove nascono i silenzi” racconta una famiglia quasi normale dove si nascondono violenze silenziose.
Perché un programma sugli animali?
Perché gli animali fanno parte della nostra vita molto più di quanto ci rendiamo conto. Ci accompagnano, ci aiutano, ci insegnano, ci curano e ci salvano. Ma “Impronte” vuole andare oltre il semplice rapporto con gli animali domestici: vogliamo esplorare anche il mondo della fauna selvatica, delle specie più affascinanti e meno conosciute e raccontare le tante forme di relazione tra esseri umani e animali.
Attraverso storie, testimonianze ed esperti, vorrei offrire agli ascoltatori uno sguardo diverso, fatto di curiosità ma anche di consapevolezza. Perché conoscere gli animali significa imparare a rispettarli e a comprendere meglio anche il mondo in cui viviamo.
Che cosa vorrebbe restasse agli ascoltatori?
«Una scoperta e uno sguardo nuovo. Non basta dire che gli animali ci fanno compagnia: dobbiamo chiederci di cosa hanno bisogno loro e quale responsabilità abbiamo nei loro confronti. Ascolteremo esperti e testimonianze, parleremo di pet therapy e fauna selvatica, ma anche degli animali delle Forze Armate che contribuiscono alla nostra sicurezza. Aspetto anche le storie del pubblico sul mio profilo Instagram claudiaconte.it. Invierò gli amici digitali negli studi Rai di saxa rubra per raccontarle.
Il rispetto per gli animali ha a che fare con il suo impegno sociale?
«Per me sì. Quando un animale subisce violenza, non possiamo archiviare il fatto come una bravata. Bisogna capire e intervenire. Lo stesso vale per tante fragilità umane: i segnali arrivano prima dell’emergenza, ma siamo troppo distratti per coglierli. Vorrei accendere attenzione su quei segnali».
In “Dove nascono i silenzi” parla di una famiglia quasi normale. Perché “quasi”?
«Salvatore, Carmela, Eugenio e Iside hanno abitudini e affetti nei quali molti possono riconoscersi. Da fuori è difficile immaginare la distanza che li separa. Salvatore crede di proteggere i figli, ma il suo bisogno di controllo li soffoca; Carmela tace per evitare i conflitti; i ragazzi finiscono per sentirsi invisibili. Mi interessava raccontare la violenza che non lascia lividi: quella delle parole che sminuiscono e dei silenzi che impediscono di chiedere aiuto. Il cambiamento comincia quando qualcuno trova il coraggio di parlare e qualcun altro quello di ascoltare».
Come si traduce questo messaggio nel suo ruolo di portavoce di Uguali per i Figli?
«Porto la voce dei minori nei luoghi in cui gli adulti decidono: scuole, istituzioni, media. Il disagio di un ragazzo non va affrontato solo quando esplode, e nelle separazioni i bisogni dei figli non possono sparire dietro il conflitto dei genitori. Prevenire significa costruire dialogo tra famiglia, scuola e associazioni, perché ogni bambino possa crescere sentendosi visto e al sicuro».
A cura di Nora Taylor
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