Una vasta operazione della Guardia di Finanza ha portato alla scoperta di un presunto sistema che avrebbe consentito il rilascio di centinaia di lauree prive di qualsiasi valore legale. Al centro dell’inchiesta compare l’Università Popolare degli Studi Sociali e del Turismo di Napoli, un ente che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, operava senza il riconoscimento previsto dalla normativa italiana e senza alcuna autorizzazione per il conferimento di titoli accademici. L’indagine ha portato all’interruzione delle attività dell’istituto e al sequestro di un’ingente quantità di documentazione, ritenuta fondamentale per ricostruire il funzionamento dell’organizzazione e identificare tutte le persone coinvolte.
Un ateneo privo di riconoscimento ufficiale
Secondo gli elementi raccolti nel corso delle indagini, l’istituto proponeva corsi universitari dietro il pagamento di una retta annuale di circa 1.500 euro. Al termine del percorso gli iscritti ricevevano una laurea triennale oppure magistrale che, però, non possedeva alcun valore giuridico. L’università, infatti, non apparteneva al sistema universitario italiano riconosciuto e non aveva alcuna autorizzazione per il rilascio di titoli validi. I diplomi accademici consegnati agli studenti non producevano alcun effetto legale e non potevano sostituire le lauree conseguite presso gli atenei regolarmente accreditati.
La vicenda potrebbe comportare conseguenze anche sul piano lavorativo. Chi ha utilizzato quei titoli per partecipare a concorsi pubblici, ottenere un’assunzione oppure accedere a progressioni professionali potrebbe essere sottoposto a verifiche da parte degli enti competenti e dei datori di lavoro. Ogni posizione verrà comunque esaminata singolarmente alla luce della documentazione disponibile e delle norme applicabili.
L’inchiesta nasce da una segnalazione
Gli investigatori hanno avviato gli accertamenti dopo una segnalazione del Ministero dell’Università e della Ricerca. Gli approfondimenti hanno confermato che l’Università Popolare degli Studi Sociali e del Turismo non risultava riconosciuta dal sistema universitario nazionale e non possedeva alcuna abilitazione per il rilascio di lauree con valore legale. Da quel momento il Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli ha sviluppato un’articolata attività investigativa che ha portato all’emissione di un decreto di sequestro disposto dal giudice per le indagini preliminari.
I finanzieri hanno notificato il provvedimento a 37 persone. L’autorità giudiziaria ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, falsità materiale commessa dal privato e contraffazione di altri pubblici sigilli. Le accuse dovranno essere accertate nel corso dell’eventuale procedimento giudiziario, nel rispetto del principio della presunzione di innocenza previsto dall’ordinamento italiano.
Una gestione familiare al centro delle contestazioni
Secondo la ricostruzione degli investigatori, 34 indagati avrebbero ottenuto un titolo di studio dietro pagamento. Le altre tre persone coinvolte ricoprivano gli incarichi di presidente, vicepresidente e rettore dell’istituto. Gli accertamenti hanno evidenziato che queste figure appartenevano alla stessa famiglia, circostanza che ha portato gli investigatori a definire la struttura come un ateneo a conduzione familiare.
Le perquisizioni hanno interessato anche alcuni uffici situati nel Centro Direzionale di Napoli. Durante i controlli gli investigatori hanno rilevato l’assenza di una reale organizzazione accademica. Successivamente la Guardia di Finanza ha eseguito ulteriori perquisizioni nelle abitazioni dei principali indagati, dove ha recuperato una notevole quantità di documentazione considerata essenziale per ricostruire l’attività svolta dall’ente nel corso degli anni.
Quasi cinquecento lauree e decine di honoris causa
La documentazione sequestrata riguarda il periodo compreso tra il 2004 e il 2024 e comprende 459 lauree, delle quali 49 honoris causa. Secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, tutti i documenti riportavano un sigillo della Regione Campania ritenuto contraffatto. Gli accertamenti proseguono per verificare ogni titolo rilasciato e chiarire la posizione di tutte le persone coinvolte, ricostruendo nel dettaglio l’attività svolta dall’istituto nell’arco di circa vent’anni.
Il sito internet e i profili social dell’ente rappresentavano uno degli strumenti principali utilizzati per attirare nuovi iscritti. Attraverso fotografie, video e articoli dedicati alle cerimonie di consegna delle lauree e delle lauree honoris causa, l’istituto cercava di trasmettere un’immagine di piena autorevolezza accademica. Questo materiale ha fornito agli investigatori ulteriori elementi utili per identificare le persone coinvolte e ricostruire le modalità con cui il presunto sistema operava.
Tra i destinatari delle honoris causa anche Pippo Franco
Tra i nomi emersi durante l’inchiesta compare anche quello del comico Pippo Franco, che aveva ricevuto una laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione. Secondo quanto contestato dagli investigatori, anche questo riconoscimento risultava privo di qualsiasi valore legale perché conferito da un ente non autorizzato. L’artista figura tra i destinatari di una laurea honoris causa rilasciata da una struttura che non possedeva i requisiti previsti dalla legge per il conferimento di titoli accademici.
L’attività investigativa continua con l’obiettivo di chiarire ogni aspetto della vicenda e di accertare le singole responsabilità. Il sequestro della documentazione e la sospensione delle attività dell’istituto rappresentano un passaggio decisivo dell’inchiesta, che punta a fare piena luce su un presunto sistema di rilascio di lauree senza alcun valore legale e sulla rete di persone coinvolte nel corso degli anni.
A cura di Nora Taylor
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