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Il nuovo robot umanoide compie un’impresa mai vista in pista

Durante un'attesissima sessione di prove a Pechino, un innovativo robot umanoide stupisce gli esperti con una prestazione sbalorditiva che apre scenari inediti

Da Davide Cannata
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Lightning, il robot umanoide realizzato da Honor, ha corso i 100 metri in 9,32 secondi durante una prova a Pechino, facendo meglio dei 9,58 secondi registrati da Usain Bolt. Il risultato, naturalmente, non entra nelle classifiche ufficiali dell’atletica, ma segna un nuovo capitolo per la robotica umanoide.

La prova di Lightning a Pechino

Per 17 anni, il tempo di 9,58 secondi ottenuto da Usain Bolt ai Mondiali di Berlino del 2009 è rimasto il riferimento assoluto dei 100 metri. Il robot di Honor ha ridotto quel limite di 26 centesimi, raggiungendo una velocità massima di 14,5 metri al secondo, pari a circa 52,2 chilometri orari.

La prestazione è stata realizzata nel corso di un test preparatorio svolto nella capitale cinese, poco prima della seconda edizione dei World Humanoid Robot Games. Honor, conosciuta soprattutto per gli smartphone e per l’elettronica di consumo, ha messo a disposizione della robotica le competenze sviluppate nei propri ambiti tecnologici.

Il percorso di Lightning non è iniziato, però, con la gara di velocità. Il 19 aprile, sempre a Pechino, il robot aveva partecipato alla Beijing E-Town Humanoid Robot Half-Marathon, completando i 21,1 chilometri in 50 minuti e 26 secondi. In quella circostanza aveva preceduto gli altri umanoidi e aveva fatto meglio anche del record mondiale umano sulla mezza maratona.

Dalla mezza maratona alla velocità

Il primato umano della mezza maratona apparteneva all’ugandese Jacob Kiplimo, che aveva fermato il cronometro a 57 minuti e 20 secondi. Lightning aveva quindi concluso la prova con un margine di quasi sette minuti.

Dietro quei risultati c’è un lavoro di progettazione molto preciso. Durante la mezza maratona, Lightning misurava 169 centimetri e aveva gambe lunghe 95 centimetri. In vista delle prove sui 100 metri, i tecnici hanno aumentato di 10 centimetri la lunghezza degli arti inferiori, portandola a 1,05 metri.

Per un robot umanoide, la corsa dipende da diversi fattori: la lunghezza delle gambe, la capacità di mantenere l’equilibrio, la distribuzione dei pesi, la potenza dei motori e il controllo dell’appoggio. A questi aspetti si aggiunge la gestione del calore, indispensabile per smaltire l’energia prodotta durante lo sforzo.

Nel caso di Lightning, il sistema di raffreddamento a liquido progettato da Honor per l’elettronica è stato utilizzato anche nella robotica. La prestazione, quindi, non è legata soltanto alla spinta dei motori, ma anche alla capacità della macchina di mantenere sotto controllo la temperatura dei suoi componenti.

La nuova sfida della robotica cinese

I World Humanoid Robot Games sono diventati una vera competizione internazionale dedicata alle macchine. L’edizione 2026 coinvolge oltre 2.000 robot, 666 squadre e partecipanti provenienti da 16 Paesi. Le 51 competizioni in programma comprendono la corsa, il calcio, il tennis, le prove di forza e diverse attività industriali.

Il paragone con Bolt ha soprattutto un valore simbolico. Il campione giamaicano ha corso i 100 metri in 9,58 secondi davanti al pubblico di Berlino, stabilendo un primato che continua a resistere tra gli esseri umani. Lightning ha ottenuto un tempo migliore, ma grazie a motori, batterie, sensori e algoritmi. La distanza è la stessa, mentre le due prestazioni appartengono a mondi completamente diversi.

Il punto centrale della notizia non è dunque che una macchina abbia “battuto” un uomo. L’aspetto più significativo è che la robotica umanoide cinese abbia raggiunto un livello tale da rendere possibile il confronto con i migliori atleti del mondo, qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato appartenere alla fantascienza.

La Cina considera la robotica umanoide un comparto strategico per l’industria del futuro, dalla produzione alla logistica, fino ai servizi. Le gare organizzate a Pechino sono anche un modo per mostrare la rapidità con cui il Paese sta combinando ricerca, intelligenza artificiale e componenti avanzati per realizzare macchine sempre più autonome.

Resta però un problema tutt’altro che secondario: in una gara robotica non basta raggiungere rapidamente il traguardo, bisogna anche riuscire a fermarsi. Alcuni umanoidi impegnati nelle competizioni hanno perso l’equilibrio o sono andati a sbattere contro le barriere protettive, dimostrando quanto sia ancora complesso controllare la fase di decelerazione.

A cura della redazione

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