In occasione della 19ª edizione di Teranum e i Vini Rossi del Carso, il DoubleTree by Hilton Trieste ha ospitato la degustazione guidata intitolata Tracce del tempo: quattro vignaioli, due epoche. L’evento, curato da Ivana Capraro, vincitrice del Michelin Sommelier Award, ha messo in luce la straordinaria attitudine all’invecchiamento dei rossi del territorio. Matej Skerlj, presidente dell’Associazione Viticoltori del Carso, ha sottolineato l’importanza di puntare sull’identità piuttosto che sui volumi industriali: «Promuovere oggi i vini rossi del Carso significa rafforzare la consapevolezza del valore del nostro patrimonio vitivinicolo. Vitigni come il refosco, dal quale si producono il Terrano e il Refosco appunto, rappresentano una parte fondamentale della nostra identità e della storia agricola del territorio». Skerlj ha inoltre espresso la volontà di collaborare con i vertici del Collio e dei Colli Orientali per ridefinire la piramide qualitativa regionale, proponendo di uscire dalle Doc Friuli, Pinot Grigio e Prosecco per valorizzare l’appartenenza territoriale.
Il racconto del Terrano tra vento, roccia e tempo
La sessione si è aperta con una suggestiva riflessione di Ivana Capraro: «Prima del Terrano….c’è la Bora. Un vento che non accarezza. Strappa asciuga, seleziona. E quello che resta…diventa vino». La Sommelier ha descritto il Terrano come un vitigno resiliente, forgiato da condizioni climatiche e geologiche uniche, capace di trasformarsi con estrema eleganza negli anni. La degustazione ha adottato una formula originale, proponendo un assaggio rovesciato che partiva dall’annata più vecchia per giungere alla più giovane. Durante l’incontro, Matej Skerlj ha ribadito come la viticoltura del Carso sia un’attività puramente artigianale, basata sulla qualità e sui piccoli dettagli, un approccio che Ivana Capraro ha ritrovato affine alla sua esperienza nel fine dining in Alto Adige, dove il gusto diventa un mezzo per raccontare i valori dei piccoli produttori.

Teranum 2026, Deg. guidata ph Press
L’eccellenza nel calice: il confronto tra le annate dei quattro produttori
Il percorso tecnico ha coinvolto quattro cantine simbolo. Bajta ha mostrato il contrasto tra la fresca e austera annata 2013 e la più equilibrata 2023, nate rispettivamente da vendemmie tardive e anticipate, ideali da abbinare a salsiccia e prosciutto del Carso. La famiglia Budin ha presentato un Terrano 2016 sapido e verticale, affiancato a un 2023 più moderno e rotondo, suggerendo l’accostamento con il formaggio Jamar. Da Kreplje, Vina Tauzher ha proposto un 2015 armonioso e un 2021 vibrante, perfetti per piatti come jota e goulasch. Infine, Sandi Å kerk ha chiuso con la potenza sapida del 2011 e la grande promessa del 2021, da servire con spalla di manzo alla griglia. L’appuntamento si è concluso alle 15.30, segnando l’apertura ufficiale di Teranum 2026.
A cura di Viola Bianchi
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