Fino a poco tempo fa, lo stadio Azteca di Città del Messico era celebrato principalmente come il teatro del celebre gol della «mano di Dio» di Maradona nel 1986. Oggi, però, è finito sotto i riflettori per una ragione ben diversa: è il primo impianto sportivo al mondo a essere monitorato dalla Nasa. Non si tratta di fenomeni soprannaturali, ma di un problema molto concreto legato al sottosuolo. I rilevamenti hanno evidenziato un progressivo cedimento del terreno su cui sorge l’arena che l’11 giugno ospiterà la partita inaugurale dei Mondiali tra Messico e Sudafrica: secondo quanto riferito dal Daily Mail, il suolo starebbe sprofondando a un ritmo di circa un centimetro e mezzo al mese. Un impianto costruito nel 1966, che ha già ospitato due finali mondiali — nel 1970 Brasile-Italia e nel 1986 Argentina-Germania Ovest — si trova dunque al centro di una situazione tutt’altro che rassicurante.
La Nasa e il satellite Nisar sorvegliano il sottosuolo
A fare chiarezza sul fenomeno è stato Marin Govorcin, scienziato del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, che ha spiegato le cause del cedimento: «Città del Messico sta sprofondando principalmente a causa dell’acqua sotterranea dalla falda acquifera sottostante: viene pompata a un ritmo che supera di gran lunga la ricarica naturale dovuta alle precipitazioni. Man mano che l’acqua viene prelevata, la falda acquifera si compatta sotto il peso della città sovrastante». Per tenere sotto controllo ogni minima variazione del terreno, è stato impiegato un avanzato radar spaziale a bordo del satellite Nisar, capace di rilevare movimenti impercettibili sulla superficie terrestre. Le conseguenze di questo fenomeno non riguardano solo lo stadio: anche la celebre statua dell’Angelo dell’Indipendenza, alta 35 metri e simbolo della capitale, ha risentito dell’affondamento progressivo, tanto che di recente sono stati aggiunti 14 gradini per raggiungerne il basamento.
Un problema che mette a rischio l’intera infrastruttura urbana
Le preoccupazioni vanno ben oltre il perimetro dello stadio. Efraín Ovando Shelley, ingegnere dell’Università nazionale autonoma del Messico, ha sottolineato come il fenomeno «colpisca l’intera infrastruttura urbana della città: le strade, le tubature per la distribuzione dell’acqua, l’approvvigionamento idrico, le condotte fognarie». La soluzione teorica sarebbe quella di «interrompere l’estrazione dell’acqua», ma Shelley stesso ne evidenzia il paradosso: «E se interrompiamo l’estrazione dell’acqua, che acqua berremo? La battuta ricorrente è che se non potremo bere acqua, berremo tequila». A questo quadro già complesso si aggiungono anche i danni causati dai tifosi: diversi video circolati online mostrano alcuni spettatori — l’Azteca può contenere oltre 87 mila persone — mentre staccano pezzi delle tribune come souvenir, mentre altri post recenti documentano il distacco di parti delle strutture appena ristrutturate.
Lo stadio Azteca e i cinque appuntamenti mondiali
Nonostante le criticità, Città del Messico — con i suoi 10 milioni di abitanti — si prepara ad accogliere il calcio d’inizio della manifestazione tra meno di un mese. Lo stadio Azteca è chiamato a ospitare complessivamente cinque partite del torneo: tre incontri della fase a gironi, uno dei trentaduesimi di finale e uno dei sedicesimi. Non solo calcio: nell’impianto si terrà anche una delle tre cerimonie di apertura, durante la quale, per 90 minuti, artisti locali e internazionali si esibiranno direttamente in campo. La corsa contro il tempo per presentarsi all’appuntamento con il mondo in condizioni adeguate è dunque già partita.
A cura di Viola Bianchi
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