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Falcon 9 contro la Luna, manca poco all’impatto

Il 5 agosto 2026 uno stadio superiore del razzo Falcon 9 di SpaceX raggiungerà la superficie lunare dopo oltre un anno di viaggio. I calcoli più recenti indicano un orario sempre più preciso, mentre gli scienziati preparano osservazioni e simulazioni per studiare gli effetti dello schianto e raccogliere dati preziosi sugli impatti ad alta velocità

Da Nora Taylor
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Il conto alla rovescia è ormai agli ultimi istanti per uno degli eventi spaziali più insoliti degli ultimi anni. Nella mattinata del 5 agosto 2026, uno stadio superiore del razzo Falcon 9 di SpaceX, identificato con la sigla 2025-010D, raggiungerà la superficie della Luna dopo un lungo viaggio iniziato oltre un anno fa. L’impatto non rappresenta alcun pericolo per la Terra, ma offre alla comunità scientifica una rara opportunità per osservare in condizioni reali gli effetti provocati da un corpo artificiale che colpisce il suolo lunare a velocità elevata.

Il veicolo partì il 15 gennaio 2025 con il compito di trasportare verso la Luna i lander Blue Ghost 1 di Firefly Aerospace e Hakuto-R Mission 2 di ispace. Dopo aver completato la missione, lo stadio superiore rimase su un’orbita terrestre estremamente allungata. Nel corso dei mesi la gravità della Luna, quella del Sole e la pressione esercitata dalla radiazione solare modificarono progressivamente la sua traiettoria fino a renderne inevitabile la collisione con il nostro satellite naturale.

Data, orario e punto previsto dello schianto

I calcoli più aggiornati indicano che l’impatto dovrebbe verificarsi il 5 agosto 2026 alle 08:35:37, ora italiana. Il razzo raggiungerà la superficie lunare a una velocità di circa 2,43 chilometri al secondo, pari a quasi 8.700 chilometri orari. Le coordinate stimate collocano il punto dello schianto a 19,461 gradi Nord e 93,293 gradi Ovest, nelle vicinanze del cratere Einstein, una zona prossima al bordo del disco lunare visibile dalla Terra.

Le osservazioni raccolte nelle ultime settimane hanno ridotto sensibilmente l’incertezza sull’orario dell’impatto, che ormai si limita a pochi secondi. Rimane invece un margine di alcuni chilometri sulla posizione esatta. Gli esperti spiegano che la rotazione irregolare dello stadio e la continua pressione esercitata dalla luce del Sole modificano leggermente la traiettoria, impedendo di ottenere una precisione assoluta.

Le simulazioni mostrano uno scenario spettacolare

Uno studio dedicato alla pianificazione delle osservazioni, guidato da Benjamin Fernando e pubblicato sulla piattaforma arXiv, ha analizzato gli effetti che potrebbero derivare dallo schianto. I ricercatori stimano che lo stadio abbia una massa compresa indicativamente tra quattro e cinque tonnellate. Alla velocità prevista, l’impatto dovrebbe liberare un’energia equivalente a poche tonnellate di TNT, sufficiente per scavare un nuovo cratere sulla superficie lunare.

Secondo le simulazioni, il cratere potrebbe raggiungere una larghezza compresa tra venti e trenta metri. Gli strumenti astronomici potrebbero inoltre registrare un brevissimo lampo luminoso e la formazione di un pennacchio composto da polvere e frammenti di regolite. Negli scenari più estremi elaborati dagli studiosi, la colonna centrale di detriti potrebbe innalzarsi fino a un’altezza compresa tra 75 e 100 chilometri. Gli stessi ricercatori precisano però che questi valori rappresentano soltanto simulazioni e non costituiscono una previsione certa. La conformazione del terreno, l’orientamento del razzo al momento dello schianto e la struttura residua del veicolo influenzeranno in modo determinante il risultato finale.

Nemmeno la possibilità di osservare il fenomeno dalla Terra appare garantita. Numerosi osservatori astronomici professionali, soprattutto nel continente americano, tenteranno comunque di individuare il lampo iniziale oppure la nube di polvere illuminata dal Sole mediante telescopi ad alta sensibilità e sistemi di ripresa estremamente rapidi.

Le sonde in orbita studieranno le conseguenze

L’impatto non minaccia le missioni spaziali attualmente operative intorno alla Luna. Al contrario, potrebbe offrire informazioni preziose sulla risposta del suolo lunare a collisioni di questo tipo. Il Lunar Reconnaissance Orbiter, noto come LRO, continuerà a svolgere un ruolo fondamentale confrontando le immagini raccolte prima e dopo l’evento. In questo modo gli scienziati potranno identificare il nuovo cratere, misurarne le dimensioni e analizzare la distribuzione del materiale espulso durante la collisione.

Anche l’orbiter sudcoreano Danuri, inizialmente conosciuto come Korea Pathfinder Lunar Orbiter, si troverà nelle vicinanze durante le ore dello schianto. Le simulazioni mostrano un passaggio relativamente ravvicinato dello stadio rispetto alla sonda poco prima dell’impatto, ma al momento non esistono conferme che la missione possa osservare direttamente il fenomeno oppure fotografare il pennacchio di detriti.

Chi ha calcolato la traiettoria del Falcon 9

Le previsioni più dettagliate derivano dal lavoro dell’astronomo Bill Gray, responsabile del progetto indipendente Project Pluto. Lo studioso ha elaborato la traiettoria utilizzando osservazioni astrometriche provenienti da diversi osservatori e programmi dedicati al monitoraggio del cielo.

Il sistema Horizons del Jet Propulsion Laboratory della NASA rappresenta uno degli strumenti più importanti per il calcolo delle orbite dei corpi del Sistema solare, ma non risultano comunicazioni ufficiali che attribuiscano al laboratorio il coordinamento del tracciamento dello stadio del Falcon 9 oppure una conferma formale delle coordinate pubblicate da Project Pluto. Per questo motivo gli esperti attribuiscono la previsione principalmente al lavoro di Bill Gray e della rete di osservatori che ha raccolto i dati necessari.

Un banco di prova per il futuro dello spazio cislunare

L’evento richiama l’attenzione anche sul crescente problema della gestione dei detriti nello spazio cislunare, cioè l’area compresa tra la Terra e la Luna. A differenza dei frammenti presenti nelle orbite basse terrestri, che vengono monitorati costantemente attraverso radar e telescopi, gli oggetti che raggiungono distanze lunari risultano molto più difficili da seguire. In molti casi il loro tracciamento dipende dal lavoro di osservatori astronomici e ricercatori indipendenti.

Con il continuo aumento delle missioni lunari organizzate sia da agenzie spaziali sia da aziende private, il tema dello smaltimento degli stadi superiori dei razzi acquista un’importanza sempre maggiore. Gli esperti ritengono che in futuro sarà necessario definire procedure più precise per evitare situazioni analoghe, valutando traiettorie controllate verso orbite eliocentriche oppure punti di impatto pianificati in anticipo. Al momento, tuttavia, non esistono nuovi obblighi internazionali già approvati che impongano queste soluzioni ai lanciatori commerciali.

Lo schianto del Falcon 9 contro la Luna non provocherà conseguenze per la Terra, ma rappresenterà un esperimento naturale di straordinario interesse scientifico. L’osservazione del nuovo cratere, del materiale espulso e degli effetti prodotti dall’impatto aiuterà i ricercatori a migliorare i modelli sugli impatti ad alta velocità e offrirà indicazioni preziose per le future missioni dirette verso il nostro satellite.

A cura di Nora Taylor
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