Home NewsMirko Benetti: «Il canale si migliora con i fondali, non con gli annunci»

Mirko Benetti: «Il canale si migliora con i fondali, non con gli annunci»

Il presidente della Port Authority di Pisa, Mirko Benetti, illustra il piano per il dragaggio del Canale dei Navicelli, spiega come cambierà la gestione della manutenzione e ribadisce la necessità di puntare su interventi concreti per sostenere lo sviluppo del distretto nautico e l'apertura ai mercati internazionali.

Da Nora Taylor
mirko benetti ph press

Port Authority di Pisa ha approvato il capitolato per il dragaggio di alcuni tratti del Canale dei Navicelli. I lavori partiranno nel corso dell’anno e si chiuderanno entro il prossimo. Ne parliamo con il Presidente del Consiglio di Amministrazione, Mirko Benetti.

Presidente, che cosa cambia davvero con questo intervento?

«Cambia che il canale torna a essere navigabile come deve, e non come capita. Chi ci lavora lo sa: quando il fondale sale, le imbarcazioni più grandi non passano più e il cantiere si organizza sulle maree, sugli orari, sulla fortuna. Non è un modo serio di far lavorare delle imprese. Noi rimettiamo la quota giusta lungo la parte centrale del canale e ci diamo gli strumenti per mantenerla.»

La draga resterà stabilmente in darsena. Perché ci tenete tanto?

«Perché fino a oggi il dragaggio era un evento eccezionale. Ci si accorgeva del problema, poi bisognava trovare le risorse, poi fare la gara, e intanto passavano i mesi. Con questo capitolato la draga sta qui, in uno spazio dedicato in darsena pisana, e quando la chiamiamo deve essere sul punto indicato in un paio di giorni. Per un cantiere che ha uno scafo da varare, aspettare due giorni o aspettare mezzo anno è la differenza fra tenersi una commessa e vederla andare altrove.»

Come stabilite dove intervenire?

«Con le indagini batimetriche. Si misura il fondale, si vede dove si è depositato il materiale e si va lì. Non si draga a occhio: costerebbe di più e servirebbe a meno.»

E i fanghi che vengono tirati su? È la domanda che ci fanno i lettori.

«Ed è giusto che la facciano. Il materiale viene prima classificato, e solo se risulta non pericoloso può essere movimentato all’interno delle pertinenze idrauliche, come la norma consente. Poi viene sistemato in tasche ricavate nella fascia fra il bordo del canale e la via alzaia, e alla fine la sponda viene riprofilata e ricoperta con terreno vegetale. Abbiamo anche chiesto che si stia alla larga dalle alberature. Insomma, il materiale resta dentro il perimetro del canale e ogni passaggio è documentato. Non spostiamo il problema in casa d’altri.»

Nel capitolato avete vietato il subappalto. Una scelta che farà discutere.

«Può darsi, ma non torno indietro. Chi vince la gara esegue e risponde di persona. Il subappalto, in lavorazioni di questo tipo, è il punto dove le responsabilità si diluiscono: alla fine non si capisce più chi ha messo l’uomo sul mezzo e chi doveva controllarlo. Sulla sicurezza abbiamo scritto condizioni che non sono negoziabili, dalla recinzione che resta anche dopo la fine dei lavori alla segnaletica. E le alzaie devono restare percorribili: chi la sera va a correre lungo il canale non deve pagare il prezzo del nostro cantiere.»

Lei ripete spesso che servono fatti e non annunci. A chi si rivolge?

«A un metodo, non a una persona. Su questo canale, da anni, si annunciano opere risolutive. Il ponte sullo Scolmatore lo hanno promesso talmente tante volte che i pisani hanno smesso di contarle, e siamo ancora qui. Io preferisco portare delibere e capitolati. Poi si vedrà chi ha aperto più cantieri.»

Non teme che questo irrigidisca i rapporti con le altre istituzioni?

«Guardi, non è una polemica: è una richiesta di concretezza. Chi vuole dare una mano al canale è il benvenuto, purché lo faccia con atti e con risorse. Sul territorio ci sono imprenditori che investono molto e che hanno bisogno di sapere quando si fanno le cose, non che si faranno.»

Che rapporto c’è fra un dragaggio e l’internazionalizzazione di cui parlate?

«È più diretto di quanto sembri. Il fondale decide quali scafi possono nascere qui e uscire in mare. Se il canale perde profondità, i nostri cantieri sono costretti a costruire più piccolo, e chi costruisce più piccolo perde i clienti che vanno a comprare altrove. Ogni intervento sul fondale è, in concreto, una porta che si tiene aperta verso mercati che non sono italiani.»

Quanto conta il Comune in tutto questo?

«Conta molto, e va detto. Tutto questo è possibile grazie alla visione globale del Sindaco di Pisa, Michele Conti, che ha creduto nel Canale dei Navicelli come infrastruttura della città e non come una faccenda locale da rimandare. Il socio ci ha chiesto di mettere il canale nelle condizioni di parlare ai mercati internazionali. Noi stiamo eseguendo.»

Il prossimo passo?

«Chiudere la gara, consegnare il cantiere e intanto lavorare sul resto: banchine, accessi, servizi a chi opera qui, promozione del distretto all’estero. Un pezzo alla volta. Il canale non si rilancia con una conferenza stampa, si rilancia con una fila di lavori che, messi uno dietro l’altro, cambiano quello che qui si può fare.»

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