Home NewsSerpente a bordo sul volo Lampedusa-Palermo: paura in quota

Serpente a bordo sul volo Lampedusa-Palermo: paura in quota

Una presenza inaspettata ad alta quota semina lo scompiglio tra i passeggeri: l'aereo viene bloccato subito dopo l'arrivo

Da Davide Cannata
Serpente cappelliera ph X

Un ordinario collegamento pomeridiano decollato dall’aeroporto di Lampedusa e diretto allo scalo Falcone-Borsellino di Palermo si è trasformato in un’insolita avventura per i viaggiatori presenti. Durante le manovre di discesa verso la pista di Punta Raisi, una viva apprensione si è diffusa a bordo quando un piccolo rettile ha fatto capolino da una cappelliera destinata ai bagagli a mano. La vista dell’animale ha subito allertato il personale di volo, facendo scattare le necessarie procedure di sicurezza e la segnalazione alle autorità aeroportuali a terra.

Il rettile nella cappelliera e l’intervento a Punta Raisi

L’avvistamento è avvenuto pochi minuti prima del contatto con la pista, mentre la cabina si preparava alle consuete fasi di atterraggio. I movimenti del serpente tra gli scomparti superiori hanno destato lo sconcerto delle persone sedute nelle file sottostanti, ma il comandante ha saputo gestire la situazione mantenendo la calma a bordo e contattando immediatamente la torre di controllo di Palermo per richiedere il supporto delle forze dell’ordine e dei nuclei specializzati.

Non appena il velivolo ha terminato il rullaggio raggiungendo l’area di parcheggio, sono saliti a bordo i militari della Stazione Carabinieri dell’Aeroporto insieme agli specialisti del Distaccamento Carabinieri Forestali CITES di Punta Raisi. Gli operatori hanno individuato il piccolo esemplare e lo hanno recuperato senza provocargli alcun trauma, custodendolo in un apposito contenitore di sicurezza per eliminare ogni disagio per i passeggeri e garantire l’incolumità del rettile.

Le particolarità del colubro dal cappuccio e il legame con il Maghreb

I primi rilievi effettuati dagli esperti hanno permesso di determinare la specie dell’animale: si tratta di un colubro dal cappuccio (Macroprotodon cucullatus), un serpente appartenente alla famiglia dei Colubridi di dimensioni contenute, riconoscibile per una tipica macchia scura sulla nuca che ricorda un copricapo. Il ritrovamento assume un valore ecologico straordinario, dato che Lampedusa costituisce l’unica zona d’Europa a vantare una popolazione stabile e autoctona di questa specie.

Tale peculiarità trova spiegazione nella paleogeografia dell’arcipelago delle Pelagie: da un punto di vista geologico, infatti, Lampedusa poggia direttamente sulla piattaforma continentale nordafricana, trovandosi ad appena un centinaio di chilometri dalle coste della Tunisia. Questa continuità fisica ha favorito lo sviluppo di una fauna erpetologica strettamente legata a quella del Maghreb, completamente distinta da quella presente in Sicilia e nel resto d’Italia.

Sul piano biologico, il colubro dal cappuccio conduce una vita solitaria e riservata con preferenza per le ore notturne e crepuscolari in contesti aridi, pietrosi e di gariga, caratteristiche che ne rendono raro l’avvistamento perfino per gli abitanti dell’isola. Sebbene possieda denti scanalati posteriori con cui inietta un blando secreto paralizzante per catturare prede come lucertole e gechi, la ridotta tossicità e la sua anatomia lo rendono del tutto innocuo per l’essere umano, nonostante l’indole battagliera che mostra qualora si senta minacciato.

Le verifiche a Palermo e le indagini sul tragitto clandestino

In seguito al recupero a bordo, il piccolo serpente è stato affidato alla custodia temporanea di un docente ed erpetologo dell’Università degli Studi di Palermo. Le analisi veterinarie mirano a valutare l’idratazione, l’integrità fisica e le condizioni di salute complessive dopo lo stress del volo e la permanenza in quota a temperature e pressioni controllate. Una volta confermata la piena idoneità biologica, le autorità ambientali e i Carabinieri Forestali organizzeranno il trasporto del rettile a Lampedusa per reintrodurlo nel proprio habitat primigenio nel pieno rispetto dei protocolli di tutela della fauna protetta.

Nel frattempo restano aperte le indagini dei militari dell’Arma per comprendere come l’animale abbia potuto raggiungere l’aereo, attraverso l’analisi dei filmati di videosorveglianza dello scalo di partenza e della lista dei passeggeri. Due sono le ipotesi al vaglio: la prima riguarda una salita involontaria, favorita dalla tendenza della specie a rifugiarsi in anfratti bui e freschi durante le ore calde, insinuandosi in uno zaino o in un trolley lasciato aperto vicino al terreno o in una casa rurale a Lampedusa; la seconda considera l’eventualità di un prelievo volontario da parte di un passeggero desideroso di portare con sé un souvenir della vacanza, circostanza che configurerebbe un reato contro le normative nazionali e internazionali a protezione della fauna selvatica.

A cura della redazione

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