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La misteriosa isola che appare e scompare in Canada

Prima rilevata in orbita, poi dileguatasi nel nulla: la bizzarra rotta dell'isola naturale continua a sollevare dubbi e grande curiosità

Da Davide Cannata
Isola apparsa e scomparsa ph Reddit

Sui profili social della Columbia Britannica, la diffusione dei primi filmati ha suscitato un’immediata miscela di scetticismo e meraviglia. In una fase storica contraddistinta da filmati simulati per mezzo dell’intelligenza artificiale, risultava quasi inconcepibile che una porzione di terra lunga quasi centocinquanta metri e sormontata da un centinaio di alberi imponenti potesse comparire all’improvviso sulle acque del lago Williston. Eppure, la compatta distesa forestale ripresa a fine luglio da un gruppo di diportisti sbalorditi era autentica, viva e in continuo spostamento.

Il mistero si è trasformato in un caso di rilevanza internazionale nei primi giorni di agosto, quando le scansioni orbitali della costellazione Sentinel-2 hanno registrato un fatto sorprendente: la formazione, chiaramente visibile il 21 luglio a circa cento chilometri dalla celebre diga W.A.C. Bennett, era sparita dai tracciati il 5 agosto. Dei suoi diecimila metri quadrati di manto boschivo non rimaneva alcun segno. Molti osservatori hanno temuto che la struttura fosse colata a picco, ma lo stupore è cresciuto a inizio settembre, nel momento in cui l’isola è stata nuovamente avvistata e fotografata a oltre trenta chilometri di distanza dal suo punto di origine.

La genesi naturale e il galleggiamento nel lago Williston

Per comprendere la dinamica che consente a una foresta intera di galleggiare senza affondare, bisogna ripercorrere le origini del lago Williston, il bacino d’acqua dolce più esteso della Columbia Britannica. Nato artificialmente tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta tramite lo sbarramento del fiume Peace, lo specchio lacustre finì per sommergere vallate e boschi secolari. Nel corso del tempo, ingenti quantitativi di tronchi, rami e ceppi abbattuti si sono ammassati all’interno di insenature protette dai venti. In tali baie riparate, la decomposizione del legname ha dato vita a uno strato galleggiante e compatto di fango, detriti organici e torba. Quando i semi trasportati dagli uccelli o dal vento sono atterrati su questa colossale zattera naturale, vi hanno trovato un terreno fertile straordinariamente ricco di nutrimento. La società pubblica BC Hydro ha chiarito che la massa si è comportata a tutti gli effetti come un immenso impianto idroponico naturale: le radici di conifere e latifoglie, immerse in una base perennemente bagnata, hanno potuto irrobustirsi ed estendersi in altezza nell’arco di svariati decenni, legandosi intimamente all’intelaiatura di tronchi sottostante.

La ragione che ha determinato il distacco dell’isola nell’estate del 2026 è legata a una combinazione di fattori idrologici e meteorologici eccezionali. Il livello delle acque ha infatti registrato valori record tra i più alti dal 2012, causati da copiose precipitazioni e dal rapido scioglimento dei ghiacci a monte. Tale incremento volumetrico ha prodotto una spinta idrostatica sufficiente a staccare il basamento dell’isola dai bassifondi costieri in cui era rimasta ancorata. Una volta libera, la zattera è stata trascinata dai venti di superficie e dalle correnti lacustri verso il cuore del bacino. La presunta sparizione documentata nei primi giorni di agosto non è dipesa da un inabissamento: la massa ha semplicemente navigato verso un’insenatura riparata, mimetizzandosi contro la costa fitta di vegetazione o sottraendosi ai sensori ottici per effetto delle nubi e delle ombre orografiche, prima di riprendere il largo verso ovest assecondando una mutazione delle correnti.

Precedenti storici, Rebecca Helm e l’oasi di biodiversità

Nonostante la straordinarietà delle dimensioni, questa manifestazione presenta importanti analogie nella storia naturale e nelle scienze ambientali. L’ecologa marina Rebecca Helm della Georgetown University ha spiegato che tali formazioni non vanno considerate bizzarrie isolate, bensì “fantasmi del passato ecologico”. Prima che l’antropizzazione e la costruzione capillare di dighe sbarrassero i fiumi filtrando il legname, agglomerati di torba e tronchi vagavano con frequenza molto maggiore nei corsi d’acqua di Nord America ed Eurasia. Un esempio affine e documentato è rappresentato dalla celebre Forty Acre Bog del lago Chippewa, in Wisconsin, dove imponenti lembi di torbiera coperti di vegetazione si spostano stagionalmente, costringendo i battelli locali a rimorchiarli per evitare impatti con canali e ponti. Anche l’Italia conserva una testimonianza storica di rilievo, nota fin dall’epoca classica: l’isola galleggiante del lago di Posta Fibreno, nel Frusinate, ribattezzata dai residenti “La Rota”, costituita da canne palustri, radici e torba che scivolano spinte da sorgenti sotterranee e dal vento. Nel bacino canadese, la struttura si è trasformata in un’autentica oasi mobile per la fauna: vi nidificano colonie di uccelli, vi trovano riparo piccoli roditori e l’intricato apparato radicale sommerso richiama banchi di pesci in cerca di ombra e protezione dai predatori.

I rischi di navigazione e le allerte di BC Hydro

La curiosità di residenti e turisti ha indotto le autorità territoriali a emanare severe prescrizioni di sicurezza. I funzionari di BC Hydro e le guardie costiere hanno diffuso note ufficiali per intimare ai diportisti di non avvicinarsi all’isola e di non tentare di sbarcare a piedi. I filmati ravvicinati mostrano come i tronchi oscillino in sincronia con il moto ondoso: la base non poggia affatto su terraferma compatta o roccia, ma su uno strato sottile e mobile di fusti marcescenti e rami spezzati. Camminare su una simile struttura comporta il rischio concreto di sprofondare in vuoti d’aria invisibili o di provocare il ribaltamento improvviso dell’intero asse vegetale, con esiti fatali a causa della profondità e delle temperature rigide del lago Williston. Mentre la foresta galleggiante continua la sua rotta guidata dal vento, tecnici e scienziati proseguono il monitoraggio via satellite, consapevoli che prima o poi l’isola raggiungerà un approdo definitivo o finirà per sfaldarsi lentamente, chiudendo il cerchio del suo singolare ciclo naturale.

A cura della redazione

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