Artista poliedrica, autrice, produttrice creativa e filantropa, Benedetta Paravia – conosciuta anche con il nome d’arte Princess Bee – lavora da oltre vent’anni tra Italia ed Emirati Arabi Uniti, costruendo attraverso la cultura, la creatività e la comunicazione ponti tra il mondo europeo e quello arabo. Il suo percorso spazia dalla musica alla televisione, dalla produzione audiovisiva all’editoria, fino ai progetti di diplomazia culturale e formazione. È stata ideatrice e produttrice di Hi Dubai e Hi Emirates, serie crossmediali dedicate alle donne e alla società degli Emirati, e ha sviluppato numerosi progetti volti a favorire il dialogo interculturale. (iicabudhabi.esteri.it)
Oggi è fondatrice e direttrice de “La Dolce Via Festival”, il festival cinematografico italiano rivolto agli studenti universitari e post-universitari degli Emirati Arabi Uniti, con l’obiettivo di portare negli Emirati l’eccellenza italiana del cinema e trasformarla in un’occasione concreta di alta formazione, confronto professionale e cooperazione tra i due Paesi. Il Governo emiratense, sempre pronto a recepire il meglio dal mondo, ha messo in campo di recente incentivi per le produzioni e, addirittura una nuova realtà: la Dubai Films & Games Commission.
1. Benedetta Paravia, che cos’è esattamente “La Dolce Via Festival” e perché ha deciso di creare un festival cinematografico italiano negli Emirati Arabi Uniti?
La Dolce Via Festival nasce da un’idea molto semplice: il cinema può fare molto più che raccontare delle storie. Può creare relazioni, trasferire competenze, avvicinare culture e soprattutto aprire ai giovani una porta verso il futuro.
Da molti anni vivo e lavoro tra Italia ed Emirati e, nel costruire ponti concreti tra i due paesi, mi sono accorta con dispiacere che tanti giovani talenti e creativi emiratensi andassero sprecati dopo l’Universita’.
Con il Festival ho voluto portare l’opportunità di entrare da professionisti nel mondo del cinema, creando un progetto rivolto studenti dei Collegi di Arte ed Imprese Creative e Media & Comunicazione.
Non volevo semplicemente organizzare una rassegna cinematografica. Volevo creare un percorso di alta formazione, nel quale i giovani emiratensi potessero incontrare registi, attori, produttori e professionisti italiani, conoscere il nostro patrimonio cinematografico e, contemporaneamente, diventare professionisti del settore.
Il Festival è quindi cultura, ma anche formazione e soprattutto relazione. L’obiettivo è creare nel tempo un vero hub cinematografico italo-emiratino, capace di favorire collaborazioni, joint venture e, perché no, nuove coproduzioni.
2. Perché proprio il cinema? Che cosa può rappresentare il cinema nel rapporto tra Italia ed Emirati?

benedetta paravia ph press
Il cinema è uno dei linguaggi più potenti che abbiamo per incontrare l’altro senza bisogno di tradurre tutto.
Un film racconta una società, una famiglia, una donna, un’epoca, i suoi valori e anche le sue contraddizioni. Per questo credo che il cinema sia uno straordinario strumento di diplomazia culturale.
Italia ed Emirati hanno storie, tradizioni e percorsi diversi, ma condividono anche un fortissimo valore attribuito alla famiglia, alle radici, alla cultura del bello.
“La Dolce Via” nasce proprio da questa convinzione: non dobbiamo cancellare le differenze per avvicinarci; dobbiamo conoscerle e valorizzarle per costruire insieme.
Il cinema italiano ha molto da offrire perché possiede una storia, una scuola e un patrimonio creativo straordinari. Allo stesso tempo, gli Emirati hanno una generazione di giovani estremamente curiosa, preparata e desiderosa di confrontarsi con il mondo.
3. La seconda edizione è stata presentata da poco nel Padiglione Italia a Venezia. Che cosa porterete quest’anno negli Emirati?
Quest’anno abbiamo voluto rafforzare ancora di più la componente formativa attraverso film classici restaurati da Cinecittà aggiungendo il rapporto con i giovani talenti italiani.
La seconda edizione si svolgerà dal 26 al 28 ottobre: l’inaugurazione sarà nuovamente alla Cultural Foundation di Abu Dhabi, una delle istituzioni culturali più importanti del Paese, mentre per i due giorni a Dubai abbiamo scelto la American University in the Emirates.
Questa scelta è molto significativa perché vogliamo che il Festival entri sempre più nel mondo universitario. Non vogliamo parlare soltanto agli addetti ai lavori: vogliamo parlare ai ragazzi che domani potranno diventare registi, produttori, sceneggiatori, attori, tecnici, creativi e professionisti dell’audiovisivo anche attraverso l’uso dell’IA.
Per questo abbiamo voluto dare spazio anche ai giovani italiani.
4. Tra questi ci sarà Eleonora Puglia. Perché avete scelto di coinvolgere una giovane regista e attrice?
Perché credo che un giovane talento possa parlare agli studenti molto più facilmente, portando in primis la propria esperienza di crescita artistica.
Eleonora Puglia terrà un workshop motivazionale con gli studenti, parlando di percorso professionale, aspirazioni, difficoltà e della necessità di credere nel proprio talento.
Per me è importante che gli studenti emiratensi non incontrino soltanto professionisti già affermati, ma possano vedere che anche persone più vicine alla loro stessa generazione stanno costruendo il proprio percorso.
Il messaggio che vogliamo trasmettere è molto semplice: il talento da solo non basta, bisogna avere il coraggio di trasformarlo in un progetto di vita e la determinazione di portarlo avanti.
5. Nel programma avete scelto anche alcuni grandi film italiani restaurati da Cinecittà. Qual è il filo conduttore che li unisce?
Il filo conduttore è l’evoluzione della società italiana e, in particolare, il ruolo della donna e dell’autodeterminazione.
Abbiamo scelto film che permettono agli studenti di leggere l’Italia attraverso personaggi femminili molto diversi.
Peccato che sia una canaglia racconta una donna che sa giocare con le regole, astuta, seducente e capace di non farsi schiacciare dal mondo maschile.
La fortuna di essere donna mostra invece una donna che riesce a trasformare lo sguardo e il potere degli uomini in un’opportunità per costruire la propria autonomia e il proprio destino.
Con La ragazza con la pistola arriviamo a una rottura ancora più netta: una donna che scopre la libertà, l’indipendenza e il diritto di scegliere autonomamente chi vuole essere.
E poi c’è La famiglia, che amplia lo sguardo: non più soltanto la donna o l’uomo, ma entrambi dentro il tempo che passa. La famiglia diventa il luogo nel quale vediamo conflitti, trasformazioni, cambiamenti sociali e generazioni che si susseguono.
Sono film italiani, ma raccontano temi universali.
6. Durante la presentazione veneziana ha consegnato a Roberto Stabile l’award de “La Dolce Via Festival”. Che significato ha questo riconoscimento?

benedetta paravia ph press
L’award rappresenta esattamente la filosofia del Festival: il futuro non può esistere senza le proprie radici.
La scultura raffigura una giovane donna che guarda verso il futuro e tiene tra le mani il logo de “La Dolce Via Festival”. È un’immagine che per me ha un significato molto preciso: una nuova generazione che prende il passato nelle proprie mani e lo porta verso il futuro.
Per questo era importante consegnarlo a Roberto Stabile, Responsabile delle Relazioni Internazionali di Cinecittà, durante la presentazione di Venezia, per ringraziare Cinecittà dell’accoglienza e il Presidente Saccone della presenza durante la presentazione del Festival al Senato l’anno scorso.
Cinecittà rappresenta una parte fondamentale della storia e dell’identità cinematografica italiana. Gli Emirati, invece, rappresentano anche una straordinaria proiezione verso il futuro.
Mettere questi due elementi insieme significa dire che Italia ed Emirati possono incontrarsi proprio attraverso ciò che hanno di più prezioso: le proprie radici e la propria capacità di guardare avanti.
7. Qual è il futuro che immagina per “La Dolce Via Festival”? E che cosa vorrebbe rimanesse dopo il Festival?
Vorrei che tra qualche anno non si parlasse più soltanto di un festival italiano negli Emirati, ma di una vera piattaforma cinematografica tra Italia ed Emirati, vorrei continuare a portare gli studenti emiratensi in Italia, così come in passato ne ho già portati 1500.
Il nostro obiettivo è che dagli incontri nascano opportunità concrete: formazione, scambi universitari, collaborazioni artistiche, joint venture, investimenti e coproduzioni.
Durante la presentazione di Venezia abbiamo anche accennato al lavoro che si sta sviluppando in questi mesi per un primo film di produzione italo-emiratina attraverso l’uso delle nuove tecnologie. Per me questo rappresenta esattamente il mio apporto: passare dalle idee ai fatti.
Ecco perché “La Dolce Via Festival” non è solo un evento ma un percorso.
Vorrei lasciare ai giovani emiratensi qualcosa che vada oltre la visione di un film: la consapevolezza che l’Italia può essere una scuola, un interlocutore e un partner creativo. E vorrei che un giovane talento emiratense vincesse un premio internazionale nel prossimo futuro.
A cura di Monica Macchioni
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