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A Venezia l’archivio diventa arte viva

Una call che unisce memoria e intelligenza artificiale

Da Gabriele Marchioro
Venezia

«L’archivio riguarda il futuro». Con questa visione, nel 1995, Jacques Derrida aprì una riflessione che oggi trova nuova linfa a Venezia. Sull’Isola di San Giorgio Maggiore, la Fondazione Giorgio Cini rilancia la sfida e invita artisti, creativi ed esperti di nuove tecnologie a misurarsi con una domanda cruciale: come può il patrimonio culturale generare nuove narrazioni attraverso l’intelligenza artificiale?

Il Centro Digitale ARCHiVe promuove la terza edizione del bando D.A.I.R. Digital Artist In Residence, una call internazionale che offre due borse di studio residenziali. I vincitori vivranno per un mese nel complesso monumentale affacciato sulla laguna e svilupperanno un progetto originale a partire dai dati digitali delle collezioni della Fondazione.

Un mese sull’isola per creare con i dati

Non si tratta di una semplice residenza artistica. Qui gli archivi non restano chiusi negli scaffali: diventano materia viva, terreno di sperimentazione e dialogo tra arte, scienza e tecnologia. Gli artisti selezionati potranno esplorare fondi digitalizzati, immagini, documenti e metadati, trasformando numeri e informazioni in opere capaci di parlare al presente.

Il programma incoraggia linguaggi diversi: arti visive, multimedia, data visualization, narrazione immersiva. Ogni proposta dovrà dimostrare sensibilità verso gli strumenti digitali e una chiara tensione verso l’innovazione. L’intelligenza artificiale non rappresenta un semplice supporto tecnico, ma uno strumento creativo che apre prospettive inedite.

Un laboratorio internazionale tra biblioteche e tecnologia

La residenza si inserisce nel contesto multidisciplinare della Fondazione, che anima l’Isola di San Giorgio Maggiore con convegni, mostre e attività di ricerca. I partecipanti potranno accedere alle biblioteche e alla fototeca, entrare in dialogo con studiosi e ricercatori, confrontarsi con il team del Centro Digitale.

Le precedenti edizioni hanno attirato talenti da Giappone, Italia, Serbia, Argentina e Romania. Ogni artista ha interpretato l’archivio come spazio di possibilità, non come deposito del passato. Oggi la nuova call, aperta fino al 1° marzo 2026, rilancia quella stessa energia e guarda avanti.

Chi sogna di trasformare i dati in racconto, chi vede nella tecnologia un alleato poetico, chi cerca un luogo dove memoria e futuro si intrecciano, trova in questa iniziativa un’occasione concreta. A Venezia l’archivio non custodisce soltanto ricordi: accende immaginazione, ricerca, visione.

A cura di Gabriele Marchioro

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