Riceviamo e pubblichiamo la proposta provocatoria di Maria Rosaria Boccia
Caro Presidente Bandecchi,
Le scrivo pubblicamente, perché alcune proposte meritano platea, non corridoi.
E perché le sfide vere si lanciano a voce alta.
Lei è editore di Cusano News 7, presidia il canale 234 del digitale terrestre, e ama definirsi – giustamente – un uomo che non ha paura di osare. Bene.
Allora le propongo qualcosa che somiglia pericolosamente a un azzardo editoriale: mi ospiti.
Mi dia uno studio, una sera a settimana, dalle 21 alle 24.
Il titolo è già pronto: “Stasera si sBoccia”.
Una trasmissione prodotta dalla sua emittente, ma condotta e scritta da me.
Senza rete di protezione. Senza gossip. Senza plastica. Senza carne da macello da sbattere in video per inseguire uno share stanco.
Solo contenuti, domande vere, analisi, ritmo, intelligenza.
In una parola: televisione.
Accetto a una sola condizione, la più scandalosa di tutte: a titolo gratuito.
Nessun compenso.
Per dimostrare che gli ascolti si fanno con le idee, non con il pettegolezzo.
Che il pubblico si conquista con il rispetto, non con l’umiliazione.
Che le donne non si “usano” per fare titoli e poi si tengono fuori dallo studio.
E che l’informazione non deve frugare nei cassetti privati quando ha paura di aprire i cervelli.
Non sono giornalista, è vero.
Ma, a giudicare dai numeri, faccio comunicazione meglio di molti che lo sono da trent’anni.
Ovunque appaia, il pubblico arriva.
Le trasmissioni che ho ideato e condotto, i podcast che ho scritto e prodotto, hanno totalizzato milioni di visualizzazioni.
Le mie interviste – persino quella al generale Vannacci – hanno fatto il giro del web e delle principali tv italiane.
Curioso, sa?
Tutti a scrivere: “si è fatto intervistare perfino dalla Boccia… quella…”.
Mai nessuno ad ammettere che, in anni di mestiere, nessuno era riuscito a tirargli fuori parole capaci di accendere davvero l’interesse.
Perfino.
Che parola meravigliosa.
Detta da chi, in anni di prime serate e redazioni, non era riuscito a ottenere la metà dell’attenzione.
Si può essere giornalista, medico o idraulico.
Ma se non ci si aggiorna, si resta indietro.
Soprattutto nella comunicazione.
E non lo dico io: lo dicono i risultati.
Nella comunicazione non vince l’anzianità. Vince chi sa parlare alle persone.
Alcuni professionisti seri – Mieli, Molinari, Botteri, Specchia – lo hanno riconosciuto con onestà intellettuale.
Altri, invece, preferiscono collezionare click confezionando “scoop” con il mio nome in copertina.
Capisco: senza la mia foto, temo che nemmeno il vostro condominio leggerebbe certi articoli.
Ma c’è sempre tempo per tornare a studiare.
E già che parliamo di studio, le propongo anche un debutto memorabile.
Nella prima puntata inviterei due “giganti” del giornalismo italiano: Massimo Giletti e Tommaso Cerno (l’ordine è solo anagrafico, per rispetto).
Li immagino seduti accanto a me. In studio. Finalmente senza monologhi, senza prediche, senza l’eco rassicurante dei propri editoriali.
E, con garbo, con ironia, con trasparenza, potremmo fare una cosa semplice:
mettere i telefoni sul tavolo.
Perché siamo tutti curiosi, no?
Curiosi di sapere cosa pensano davvero di me quando le telecamere sono spente.
Curiosi di leggere cosa scrivono nei loro gruppetti, con gli amichetti di redazione, su di me, su Ranucci, su chiunque non si allinei.
Curiosi di capire se quell’“amichettismo” – così solerte quando c’è da colpire gli altri – valga anche per loro.
E soprattutto se, in privato, il coraggio aumenta o diminuisce.
Se le parole diventano più nobili… o molto più sgradevoli.
Sarebbe un esperimento sociologico prima ancora che televisivo.
Presidente, questa è una sfida che può accettare solo un visionario.
Uno che preferisca fare un esperimento culturale invece dell’ennesima replica rumorosa.
O continuiamo con la tv stanca, autoreferenziale, sempre uguale a sé stessa.
Oppure proviamo a fare qualcosa che faccia discutere, ridere, arrabbiare, pensare.
Qualcosa di vivo.
Io sono pronta dalla prossima primavera.
A lei chiedo soltanto, per la prima volta nella sua vita, di fare il “panchinaro”:
si tenga libero per la mia prima puntata.
Perché ho il sospetto che, quando si passa dalle chiacchiere al confronto vero, certi leoni da studio diventino improvvisamente irreperibili.
Con stima, ironia e una sana voglia di scompaginare le carte,
Maria Rosaria Boccia
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