Un collaudo pubblico pensato per mettere in mostra l’ingegno tecnologico si è tramutato in brevissimo tempo in uno dei contenuti più virali e commentati del web, direttamente lungo l’arteria di D-Chowk, nell’area istituzionale di Islamabad. Al centro del clamore c’è una vettura sperimentale a guida remota, manovrata a distanza tramite connessione a Internet e smartphone, finita con una collisione imprevista contro una volante della polizia locale in sosta a bordo strada. Se nelle prime battute si era parlato di una misteriosa anomalia di rete, l’accaduto si è poi dimostrato un singolare incrocio tra aspirazioni giovanili, contrattempi da ripresa televisiva e un vero e proprio errore umano.
Il collaudo dal vivo e lo scontro a D-Chowk
Il filmato dell’accaduto sembra quasi la scena di una commedia degli equivoci. All’interno dell’abitacolo, accomodato sul sedile del passeggero anteriore, era presente il reporter Muhammad Aalijah, chiamato a testimoniare i passi avanti compiuti da questo sistema sperimentale di controllo automatizzato. Proprio mentre il veicolo procedeva lungo la corsia e il giornalista spiegava con trasporto il valore dell’iniziativa — scandendo la frase «in Pakistan non manca il talento» —, il volante ha cominciato a girare all’improvviso senza che ci fosse alcun conducente al posto di comando.
Nel giro di pochi istanti l’auto ha cambiato rotta bruscamente verso sinistra, dirigendosi dritta contro un furgone di pattuglia delle forze dell’ordine parcheggiato. Di fronte al rischio evidente, Aalijah ha provato con prontezza ad azionare la leva del freno a mano, ma l’intervento non è stato sufficiente a evitare l’impatto, terminato con un netto colpo contro la carrozzeria della volante.
Dall’ipotesi del guasto di rete alla distrazione del progettista
Subito dopo lo scontro, le dichiarazioni rilasciate dal reporter avevano fatto ricadere la colpa su un’improvvisa avaria tecnica. In base alle prime ipotesi, una momentanea perdita del segnale Internet o satellitare avrebbe interrotto la guida a distanza della macchina, originando la traiettoria anomala. Una simile spiegazione pareva dare forza ai dubbi più frequenti circa la vulnerabilità dei comandi remoti e i ritardi di trasmissione dei flussi di dati.
La realtà dell’accaduto è però venuta a galla grazie agli approfondimenti svolti a tu per tu con il creatore del prototipo, Ehsan Zafar Abbasi, iscritto al terzo semestre di ingegneria informatica presso la COMSATS University di Abbottabad. Lo sviluppatore, che porta avanti esperimenti di elettronica a livello domestico fin dal 2018, ha precisato che il disguido non è nato da un bug informatico o da un calo di linea, ma da una disattenzione verificatasi durante le riprese. Quando il cameraman gli ha chiesto di esibire davanti all’obiettivo lo schermo dello smartphone impiegato per pilotare il mezzo, Zafar ha pigiato inavvertitamente il pulsante per girare a sinistra al posto di quello per la svolta a destra, innescando la sterzata improvvisa culminata nell’urto con il veicolo della polizia.
La valutazione della polizia e il dibattito sulla sicurezza
A differenza di ciò che avviene di solito quando rimangono coinvolti mezzi delle forze dell’ordine, le autorità di Islamabad hanno affrontato l’episodio con atteggiamento costruttivo e grande comprensione. Il sovrintendente di polizia della zona urbana, il Dr. Ayaz Hussain, ha disposto un’accurata verifica tecnica su ogni componente hardware e software del congegno, certificando in via ufficiale che non sussiste alcun reato né dolo. Durante una conferenza stampa condivisa con lo studente, i responsabili delle forze dell’ordine hanno tessuto le lodi dell’estro di Zafar, descrivendo i giovani innovatori come un patrimonio essenziale per le prospettive future della nazione e chiudendo la vicenda come un mero sbaglio materiale avvenuto durante una prova.
L’incidente ha nondimeno aperto interrogativi centrali in merito alle misure di sicurezza da rispettare nei collaudi effettuati su vie aperte alla circolazione. Il cronista Aalijah ha chiarito di aver lasciato online il video non per mettere in ridicolo il giovane ricercatore, bensì per richiamare l’attenzione della collettività e degli esperti sui pericoli legati a soluzioni tecnologiche non ancora verificate in contesti protetti. Sebbene D-Chowk fosse allora poco trafficata, un difetto tecnico o un comando sbagliato nel bel mezzo del traffico urbano avrebbe potuto generare conseguenze decisamente peggiori.
In rete l’evento è subito diventato terreno fertile per meme e considerazioni canzonatorie, tra battute che descrivono l’intelligenza artificiale che «va nel panico alla vista delle pattuglie». Oltre all’umorismo diffuso sulle piattaforme digitali, i fatti di Islamabad evidenziano il divario che tuttora intercorre tra un geniale prototipo artigianale e una piattaforma a guida remota pienamente affidabile, dimostrando come l’adozione di protezioni ridondanti e di un sistema di arresto automatico di emergenza siano tappe irrinunciabili per qualunque futura sperimentazione sul campo.
A cura della redazione
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