A partire da domani, 10 marzo, la programmazione di Rai 1 si arricchisce con la nuova fiction intitolata Le libere donne. La regia del progetto è stata affidata a Michele Soavi, mentre nel cast spicca la presenza di Vittoria Gallione, impegnata nel ruolo di Suor Maria. Questa produzione, nata dalla collaborazione tra Rai Fiction – Endemol Shine Italy, trae ispirazione dalle opere letterarie di Mario Tobino. Le vicende narrate sono ambientate nel pieno della Seconda guerra mondiale, all’interno della struttura dell’ospedale psichiatrico di Maggiano.
La carriera tra formazione internazionale e grandi set
Il percorso artistico di Vittoria Gallione si sviluppa tra cinema, televisione e teatro, grazie a una solida base costruita tra l’Italia e gli Stati Uniti. L’attrice ha affiancato allo studio teorico una costante pratica sul campo, partecipando a numerosi seminari con professionisti del settore. Dopo essersi fatta notare dal pubblico televisivo nella serie DOC – Nelle tue mani e aver esordito sul grande schermo con la pellicola La seconda chance diretta da Umberto Carteni, la Gallione raggiunge un traguardo fondamentale della sua carriera con la partecipazione a Le libere donne.
Il ruolo di Suor Maria e la libertà dell’anima
Nella serie, il pubblico vedrà l’attrice nei panni di Suor Maria, una giovane novizia tormentata dal conflitto tra la vocazione religiosa e i propri desideri interiori. La sua evoluzione personale si incrocia con quella dei medici e delle pazienti, contribuendo a trasformare la percezione della malattia mentale attraverso un racconto carico di emozione. “Lavorare a questo progetto è stato prezioso, un’opportunità per raccontare qualcosa di necessario. È stato un viaggio di liberazione e passione, in cui il tema della libertà del corpo e dell’anima è centrale”, ha spiegato Vittoria Gallione riguardo alla sua esperienza. L’interprete ha poi aggiunto: “Interpretare Suor Maria mi ha portata a confrontarmi con il senso di costrizione e con il bisogno di esprimersi: un percorso che ho vissuto in modo profondo”.
A cura di Viola Bianchi
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