Home NewsAdottano finta 12enne: era una 38enne sotto falso nome

Adottano finta 12enne: era una 38enne sotto falso nome

Dietro i modi infantili e una richiesta d'aiuto disperata si celava un elaborato inganno durato per più di quattordici mesi

Da Davide Cannata
Arresto donna 38 anni truffa ph X

Un episodio sconcertante, che richiama da vicino le atmosfere di una pellicola cinematografica o la nota vicenda di Natalia Grace, ha avuto luogo nello Stato di Santa Catarina, nel territorio meridionale del Brasile. Per più di quattordici mesi, due coniugi residenti a Joinville hanno accolto nella loro abitazione una persona creduta una bimba indifesa di dodici anni, garantendole protezione, affetto e cure quotidiane. Gli accertamenti condotti dalla Polizia Civile hanno tuttavia svelato una realtà completamente differente: l’ospite era in verità Amanda Maria Souza de Oliveira, una donna di 38 anni specializzata in truffe seriali e abituata all’utilizzo di false identità.

La recita della fanciullezza e l’accoglienza a Joinville

La complessa messinscena ha preso forma quando la 38enne è entrata in contatto con una comunità evangelica frequentata dai due coniugi. Inizialmente la truffatrice si faceva chiamare “Gabrielle”, dichiarandosi maggiorenne e asserendo di vivere gravi problemi di salute ed economici. Dopo essersi guadagnata la commozione e la stima della coppia, ha mutato radicalmente la propria versione, sostenendo di avere soltanto undici anni. Per chiarire una corporatura poco compatibile con quella di una ragazzina, la donna ha addotto un passato di maltrattamenti familiari subiti nello Stato del Pará, affermando di essere affetta da autismo e di aver assunto dosi massicce di ormoni per imposizione paterna, sostanze che ne avrebbero alterato lo sviluppo corporeo.

Spinti da un sincero intento caritatevole, i componenti del nucleo domestico hanno deciso di trattarla a tutti gli effetti come una figlia. La donna ha dunque inscenato una quotidiana recita infantile: modulava la voce con toni da bimba, faceva uso di ciucci e biberon, produceva disegni infantili e mostrava una costante fragilità. La coppia si è fatta carico di ogni spesa, allestendo una cameretta provvista di giocattoli, vestiario e suppellettili per l’infanzia, pagando consistenti parcelle sanitarie e festeggiando in grande stile il suo presunto dodicesimo compleanno.

I pretesti per evitare i controlli e i sospetti della zia

Un nodo cruciale del raggiro risiedeva nella totale mancanza di documenti anagrafici. Amanda Maria Souza de Oliveira ha convinto la famiglia a non avviare le procedure legali di adozione e a non registrarla presso alcun istituto scolastico. La donna argomentava che qualsiasi iscrizione formale avrebbe permesso al presunto padre maltrattante di individuarla e colpirla nuovamente. Sfruttando tale ricatto psicologico e l’istinto di difesa dei coniugi, la 38enne è riuscita a rimanere per più di dodici mesi invisibile ai servizi sociali e agli uffici pubblici.

La rete di inganni si è spezzata a causa delle visite di una zia acquisita, la quale ha notato tratti anatomici e condotte poco coerenti con l’età dichiarata, decidendo di effettuare verifiche sul web. Tramite una ricerca online, la parente ha reperito una notizia del 2023 riguardante una vicenda similare verificatasi a Nova Iguaçu, nello Stato di Rio de Janeiro. Riconoscendo i lineamenti di “Gabrielle” nelle fotografie dell’articolo, i familiari hanno allertato le autorità giudiziarie per fare piena luce sulla situazione.

La confessione di Amanda Maria Souza de Oliveira e i procedimenti legali

Interrogata dai funzionari della Polizia Civile, la donna ha capitolato, confessando il raggiro e svelando le proprie generalità anagrafiche e l’origine nello Stato del Ceará. Gli esami clinici e i riscontri documentali hanno certificato in modo inequivocabile i suoi 38 anni. Gli inquirenti hanno appurato che i fatti di Joinville rappresentavano solo l’ultimo episodio di una lunga catena di truffe attive dalla fine degli anni Duemila e intensificatesi dal 2018 attraverso vari Stati del Brasile, quali Goiás, Paraná, Minas Gerais, Rio de Janeiro e Ceará. Nel tempo la donna si era servita di alias come “Beatriz”, “Ana Clara” e “Maria Eduarda”, adducendo violenze domestiche, patologie inesistenti e stati di indigenza per farsi mantenere da fedeli ed enti religiosi.

La Procura ha infine formulato i capi d’accusa a carico di Amanda Maria Souza de Oliveira per falsità ideologica (sostituzione di persona) e truffa aggravata. Secondo l’accusa, la donna ha strutturato una manipolazione psicologica calcolata per ottenere sostentamento e favori materiali da persone animate da autentica generosità, provocando sgomento nell’opinione pubblica e un profondo shock nei genitori affidatari ingannati per oltre un anno.

A cura della redazione

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