Home NewsUltimatum al cinema: la lettera che accende uno scontro istituzionale

Ultimatum al cinema: la lettera che accende uno scontro istituzionale

Una comunicazione ufficiale rivolta al settore cinematografico e agli organi pubblici denuncia criticità nell’uso dei pareri legali, richiede accesso completo ai documenti e fissa una scadenza precisa che apre a conseguenze contabili e penali

Da Nora Taylor
avv michele lo foco mostra del cinema venezia ph press

I destinatari e le ragioni dell’intervento

L’avvocato Michele Lo Foco, membro del Consiglio Superiore della Cinematografia, ha indirizzato una lettera formale alla direzione di Ciak e a numerosi referenti istituzionali, coinvolgendo ministero, uffici competenti e rappresentanti del comparto audiovisivo. Con questo intervento, Michele Lo Foco intende richiamare l’attenzione su una serie di problematiche che, a suo giudizio, riguardano il modo in cui la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo gestisce alcuni procedimenti amministrativi. Nel testo, l’avvocato chiarisce che l’iniziativa nasce dall’esercizio delle sue funzioni istituzionali e punta a tutelare la correttezza dell’azione amministrativa e il rispetto delle regole di trasparenza all’interno di un settore strategico per la cultura.

Le critiche sull’impiego dei pareri dell’Avvocatura

Al centro della lettera, Michele Lo Foco formula una contestazione diretta sull’utilizzo dei pareri dell’Avvocatura dello Stato. Secondo quanto scrive, l’amministrazione avrebbe richiesto tali pareri partendo da ricostruzioni parziali, da informazioni non controllate o da segnalazioni che riportano circostanze non aderenti ai fatti. L’avvocato sottolinea con decisione che il parere legale non solleva l’amministrazione dalle proprie responsabilità e non può legittimare decisioni basate su dati inesatti. In uno dei passaggi più incisivi della lettera, egli afferma: “Il parere non corregge errori istruttori e non può diventare uno strumento di copertura per provvedimenti già decisi su presupposti non veri”.

Le richieste di accesso agli atti e di chiarezza

Nel documento, Michele Lo Foco inserisce richieste dettagliate e puntuali. L’avvocato domanda di poter esaminare tutte le richieste di parere inviate all’Avvocatura dello Stato, le risposte fornite e l’intera documentazione utilizzata per costruire tali istanze. Egli precisa che la richiesta non risponde a interessi personali né a contenziosi in corso, ma deriva dal ruolo istituzionale che ricopre. Nel testo ribadisce che la trasparenza amministrativa rappresenta un obbligo verso il settore cinematografico e verso i cittadini, anticipando il rifiuto di eventuali dinieghi fondati su motivazioni generiche o su richiami astratti alla riservatezza.

Il termine fissato e le iniziative annunciate

Nella parte finale della lettera, Michele Lo Foco stabilisce un termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione per ottenere un riscontro completo e documentato. In caso di mancata risposta, l’avvocato annuncia iniziative immediate davanti alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica di Roma. In un passaggio chiave, scrive: “In mancanza di riscontro procederò senza ulteriori avvisi con le segnalazioni previste”. La decisione di rendere pubblica la lettera, inviata anche a parlamentari e vertici istituzionali, risponde alla volontà dichiarata di garantire massima chiarezza e responsabilità su una vicenda che coinvolge l’intero sistema del cinema italiano.

A cura di Nora Taylor
Leggi anche: Giovani studenti, una giornata speciale con i Carabinieri
Seguici su Facebook e Instagram!

error: Il contenuto è protetto !!